di Paolo Franci La corsa della Roma verso laChampions si chiude probabilmente qui, con l’ennesimo schiaffone in uno scontro diretto. Quella del Napoli prosegue alla grande, in virtù di 13 punti nelle ultime 5 gare e quella vittoria col Sassuolo sfuggita per la sciocchezza di Manolas a tempo scaduto. Per Fonseca invece, la crisi è tratteggiata dai 7 punti nelle ultime 6, pochi per restare nelle prime posizioni. E poi, 3 punti in 9 scontri diretti: una condanna definitiva. Il fatto strano di questo Roma-Napoli...

di Paolo Franci

La corsa della Roma verso laChampions si chiude probabilmente qui, con l’ennesimo schiaffone in uno scontro diretto. Quella del Napoli prosegue alla grande, in virtù di 13 punti nelle ultime 5 gare e quella vittoria col Sassuolo sfuggita per la sciocchezza di Manolas a tempo scaduto. Per Fonseca invece, la crisi è tratteggiata dai 7 punti nelle ultime 6, pochi per restare nelle prime posizioni. E poi, 3 punti in 9 scontri diretti: una condanna definitiva.

Il fatto strano di questo Roma-Napoli non è soltanto nella corsa tagliafuori per la Champions, ma nel fatto che comunque vada nessuno dei due allenatori si godrà il frutto dell’eventuale successo nella prossima stagione. Senza troppi giri di parole, nonostante De Laurentiis sia molto vicino alla squadra in questi giorni, il futuro di Gattuso sembra deciso con l’addio a fine stagione. Stessa sorte toccherà a Paulo Fonseca, nonostante un contratto che, in caso di Champions, farebbe scattare il rinnovo automatico. E, almeno da questo punto di vista e dopo l’ennesimo disastro in un big match, Dan Friedkin può starsene amaramente tranquillo.

Non è bastata, a Paulo Fonseca, la scudisciante lezione del match d’andata, quando Gattuso infoltì il centrocampo e se ne impadronì dominando in lungo e in largo fino al 4-0 finale. E, vista la Roma di ieri, non si capisce dove finisca l’acume tattico di RInghio e dove inizi la presunzione del dirimpettaio portoghese. Vero che la Roma veniva dall’impegno di coppa in Ucraina e quindi stanca - e allora perchè confermare il disastroso Pedro? - ma già alla lettura delle formazioni s’era intuito cosa sarebbe potuto accadere. Dzeko là davanti, due attaccanti alle sue spalle, Pedro ed El Shaarawy, un trequartista a centrocampo - il grigio Pellegrini - e due esterni bassi ultra-offensivi. Va bene pensare di dominare il gioco ma, diamine, se poi lo fanno gli altri devi avere un piano B, che la Roma non ha, lo dicono gli scontri diretti.

Così, con questo assetto sbilanciato Fonseca si è consegnato al Napoli, scoprendo la difesa oltre il tollerabile. Da qui, gli errori in affanno là dietro, le sciocchezze di Pau Lopez e i due gol di Mertens, il secondo dei quali, bello ma da ’piazzetta’, come si diceva una volta per raccontare una giocata fin troppo facile. Primo tempo della Roma? Imbarazzante. Del Napoli? Scintillante. Nella ripresa la Roma cresce - e non poteva fare altrimenti... - centra un palo su regalo del Napoli con Pellegrini, ma è più frutto dell’orgoglio che del gioco, con Fonseca ancora una volta rivedibilissimo nella gestione dei cambi e delle strategie.