di Paolo Franci Gli danno la caccia neanche fossimo a Jurassic Park. Giovani velociraptor svelti di testa e di racchetta che braccano il T-Rex convinti che prima o poi cadrà di brutto. E invece. La storia dell’eredità dei big la sentiamo da anni tra i guizzi dei giovani ex NextGen che per carità, vincono e fanno scintille, anche se lassù in cima alla classifica Atp qualcuno non li ama come loro vorrebbero da tanto, troppo tempo. O meglio: non tanto da far in modo che cadano i re, da Nole a Rafa fino Roger, la Big Three che domina la scena da una, due, tre vite della racchetta. ...

di Paolo Franci

Gli danno la caccia neanche fossimo a Jurassic Park. Giovani velociraptor svelti di testa e di racchetta che braccano il T-Rex convinti che prima o poi cadrà di brutto. E invece. La storia dell’eredità dei big la sentiamo da anni tra i guizzi dei giovani ex NextGen che per carità, vincono e fanno scintille, anche se lassù in cima alla classifica Atp qualcuno non li ama come loro vorrebbero da tanto, troppo tempo. O meglio: non tanto da far in modo che cadano i re, da Nole a Rafa fino Roger, la Big Three che domina la scena da una, due, tre vite della racchetta.

Ecco, parliamo di Nadal. Del T-Rex di Roma, del ragazzo che da tempo s’è fatto uomo ma continua a giocare come fosse quel ragazzo. Impressionante, Rafa. Nel reggere l’urto dei raptor respingendone le racchette affilate. Nell’essere dannatamente Rafa anche quando sembra che non sia più Rafa. Sbalorditivo il Nadal che ieri si è sbarazzato di Sasha Zverev, uno dei prodotti più scintillanti della NextGen. Rafa ha vinto 6-3, 6-4 e, all’alba dei 35 anni che compirà il prossimo 3 giugno, ha giocato un impressionante ultimo game, durato dieci minuti, nel quale ha mostrato una freschezza atletica da non credere, se la si legge in controluce con la battaglia senza esclusione di colpi (di classe) di giovedì contro Shapovalov. E non solo. Sul 5-3, 15 pari, è caduto rovinosamente – "sono inciampato, si è alzata una riga del campo", dirà poi – metafora al contrario della straripante potenza con cui ha dominato Zverev, vendicando la sconfitta di Madrid. Si diceva dei raptor. Pareva fossero ormai vicinissimi alla preda. Nel febbraio 2021 il 22enne Tsitsipas batte Rafa ai quarti dello Slam australiano in 5 set. In aprile il 23enne Rublev lo sbatte fuori ancora ai quarti. Poi però a Barcellona l’impennata: vince il torneo battendo Tsitsipas. A Madrid però un altro ex NextGen lo brucia nei quarti: Zverev con un doppio 6-4.

Arriva a Roma e trova Sinner. Hai visto mai. E in effetti Jannik, 19 anni, lo mette alle corde. Ma lui, Rafa, la mette giù umile. Rema a fondo campo sei metri dietro la riga, alza e abbassa il ritmo mandando il 19enne alto atesino in tilt dopo una durissima battaglia. Poi, ecco Shapovalov, 22 anni. Sembra una mattanza, quando il canadese va sul 4-0. Niente di più sbagliato. La lotta di classe dura 3 ore e mezza e vince ancora lui, il quasi 35enne di Maiorca. E poi ieri, il 24enne Zverev, messo sotto anche sul piano fisico, come se la guerra con Shapolapov fosse stata solo un tè con biscotti tra amici. E oggi gli tocca ’the artist’ - è appassionato di arte moderna - Opelka, mentre Nole riprenderà dal 4-6, 1-2 con Tsitsipas. E chi vince gioca, sempre oggi, con il vincente tra Sonego e Rublev. Eh sì, due match in una giornata perchè ieri il maltempo, dalle 15 in poi, ha consentito solo qualche boccone di tennis e tanta delusione per coloro che avevano comprato il biglietto del sogno di ’Lore’ Sonego, straordinario contro Thiem agli ottavi.