di Paolo Franci Per raccontare quanto sia stata verticale l’arrampicata di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, c’è da fare un passo indietro. Non di molto, di un anno. Fino alla scorsa edizione degli Internazionali. Sì, ok, il sogno del giovinotto altoatesino nel 2019, dopo aver vinto il primo match in un Master 1000, si interruppe proprio contro Tsitsipas. Ma non è di quel match contro il biondo Stefanos che vogliamo parlare, ma del derby dei millennials Sinner-Musetti andato in scena lo scorso anno nella finale delle prequalificazioni nella quale i due si giocarono una wild card per il tabellone dei grandi e fu una battaglia di quelle da ricordare tra i marmi e le statue del Pietrangeli. E già lì s’era capito che questi due avevano i tratti di quelli che vogliono e possono arrivare. Il ricordo dello stadio strapieno di gente quell’8 maggio del 2019 è...

di Paolo Franci

Per raccontare quanto sia stata verticale l’arrampicata di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, c’è da fare un passo indietro. Non di molto, di un anno. Fino alla scorsa edizione degli Internazionali. Sì, ok, il sogno del giovinotto altoatesino nel 2019, dopo aver vinto il primo match in un Master 1000, si interruppe proprio contro Tsitsipas. Ma non è di quel match contro il biondo Stefanos che vogliamo parlare, ma del derby dei millennials Sinner-Musetti andato in scena lo scorso anno nella finale delle prequalificazioni nella quale i due si giocarono una wild card per il tabellone dei grandi e fu una battaglia di quelle da ricordare tra i marmi e le statue del Pietrangeli. E già lì s’era capito che questi due avevano i tratti di quelli che vogliono e possono arrivare. Il ricordo dello stadio strapieno di gente quell’8 maggio del 2019 è ancora lì, con file e file di persone in piedi. Mai visto prima per un match tra due ragazzini. Ma è chiaro che il profumo del talento s’era sparso, irresistibile, in ogni angolo del Foro Italico richiamando una folla di persone. Vinse Jannik 76 67 36 dopo una battaglia di 2 ore e 39 minuti e un match point annullato nel secondo set.

Un anno dopo, Jannik elimina il numero tre del tabellone con il quale aveva fatto gratis lezione di greco, Stefanos Tsitsipras. Però ricordiamolo: Sinner non solo è il più giovane italiano della storia ad avere vinto un torneo Challenger, ma è uno degli 11 tennisti del pianeta ad averne vinti almeno due prima dei 18 anni di età: come Nadal, Djokovic Del Potro e Zverev.

Jannik l’impresona l’affresca sul Pietrangeli poche ore dopo la straordinaria impresa di Lorenzo sul Centrale contro Wawrinka, un signore che ha in bacheca tre titoli dello Slam – Australian Open nel 2014, Roland Garros nel 2015 e Us Open nel 2016 – n°17 del mondo e 10 del tabellone, messo ko in due set. E mettiamoci dentro, ci mancherebbe anche Matteo Berrettini, numero 4 del torneo che supera Federico Coria 75 61 e giocherà domani il derby con Travaglia, altro italiano che ha compiuto la sua impresona, battendo Coric 76 75 e conquistando gli ottavi di finale proprio come Matteo e Jannik. A proposito, qui sarà il caso di mettere in pausa e viaggiare di nuovo nel tempo, addirittura fino al 1984, perchè è lì che troviamo tre italiani agli ottavi di finale a Roma contemporamente: Cancellotti, Ocleppo e Claudio Panatta, fratellino di Adriano.

Trentasei anni dopo i big three italiani si ritrovano a sognare. E in ogni caso, un quarto di finale è già nostro, grazie al derby Berrettini-Travaglia. Però poi torniamo a Jannik e Lorenzo. Il primo, ieri ha dato dimostrazione di quello che potrà fare continuando su quella strada. E lo ha fatto davanti a Nole Djokovic, seduto in tribuna e particolarmente attento al modo di giocare del ragazzo del 2001. Sinner travolge Tsitsipras nel primo set. Poi nel secondo, quando il match sembra roba chiusa, il greco s’impenna si aggrappa a qualche errore di rovescio di Sinner _ che spara una palla per rabbia oltre le tribune e si becca il warning _ e lo trascina al tie break. Due set point annullati dall’altoatesino, due match point bruciati da ‘Tsitsi’ che vince e va al terzo. Ce n’è di che perdere a mani basse. Cioè sfiori l’impresa col numero 6 del mondo e ti scivola via come sabbia tra le dita? E invece Sinner nel terzo set impugna il martello e stende il greco 62. Ora lo aspetta Dimitrov. Lorenzo invece se la vedrà nei sedicesimi con Nishikori. Dovessero farcela anche Fognini e Sonego (oggi rispettivamente contro Humbert e Ruud) , l’Italia potrebbe portare 6 azzurri agli ottavi, pur ‘piangendo’ l’eliminazione di Cecchinato e Caruso contro Djokovic. Per dire: quattro azzurri da quelle parti non si vedono dal 1981: Panatta, Barazzutti, Ocleppo e Bertolucci.

Dice Jannik di Lorenzo: "Come colpi è più forte di me". Poi un pensiero per la rinascita della racchetta italiana: "Abbiamo molti giovani, forti come Zeppieri, Nardi. E’ bello essere tanti e questo mi rende felice per il tennis italiano" Entrambi hanno un unico idolo, Roger Federer e ogni tanto ricordano l’emozione nel chiedergli un selfie. Lorenzo sogna: "di giocare la finale di Wimbledon contro di lui", Jannik chissà quante volte avrà l’avrà fantasticata. Ora però, il sogno si chiama Roma, sperando che duri a lungo, magari fino in fondo. Hai visto mai?