di Paolo Franci Non c’è Var che tenga. Il gioco finisce sempre per andare oltre e proporre situazioni immancabilmente controverse. C’era il rigore per la Roma per fallo di Szczesny su Mkhitaryan, eccome. Ma c’era pure il gol di Abraham un paio di secondi dopo, facile facile con la palla che era carambolata verso l’attaccante della Roma. L’arbitro Orsato ha avuto troppa fretta punendo l’intervento del portiere senza avere la freddezza di aspettare di vedere quello...

di Paolo Franci

Non c’è Var che tenga. Il gioco finisce sempre per andare oltre e proporre situazioni immancabilmente controverse. C’era il rigore per la Roma per fallo di Szczesny su Mkhitaryan, eccome. Ma c’era pure il gol di Abraham un paio di secondi dopo, facile facile con la palla che era carambolata verso l’attaccante della Roma. L’arbitro Orsato ha avuto troppa fretta punendo l’intervento del portiere senza avere la freddezza di aspettare di vedere quello che sarebbe successo poi. E la spiegazione data poi dal fischietto veneto nel tunnel degli spogliatoi a Cristante, catturata dalle telecamere di Dazn, non è affatto appropriata in base al regolamento. "Dopo il rigore non c’è la regola del vantaggio, non ho colpe se poi è stato sbagliato", ha detto il direttore di gara. Ma un fallo sanzionabile con il penalty non rientra in realtà tra i fattori che impongono l’annullamento della regola del vantaggio, elencati con la regola 12. "Infatti la regola del vantaggio non deve essere eliminata in caso di fallo da rigore, me l’ha confermato il quarto uomo", ha detto Mourinho nel dopo partita cercando però di non accendere lo scontro su questo episodio

Il rigore stesso, poi, è stato un caso nel caso. Ma qui c’entra pure la sfortuna per la Roma. E’ stato Veretout, che non ne aveva sbagliati nelle 13 occasioni precedenti, a fallire l’occasione scaricando un sinistro non irresistibile su Szczesny.

Avrebbe voluto batterlo Abraham, il cui impatto sulla partita era quasi devastante. "Lo capisco, avrebbe voluto fare gol lui perché si sentiva invincibile", ha detto Mou. "Ma noi abbiamo la nostra lista e toccava a Jordan".

L’allenatore portoghese è stato accolto da prevedibili fischi al suo ingresso in campo all’Allianz Stadium. Tutto secondo copione, visto il passato.

Ed è arrivato il momento dell’incontro con Max, dopo le belle parole della vigilia. I due sono rilassati. E’ passato tanto tempo, i capelli sono diventati bianchi o se ne sono andati. Le rughe dicono che la bacheca è molto più gonfia ma anche quella della saggezza è certo più colma di una decina di anni fa. E allora sorrisone per entrambi, un abbraccio sincero, pacche sulle spalle e qualche battuta per ribadire che tra i due la nouvelle vague è all’insegna della stima e del rispetto. Poi inizia la sfida con la Juve, la cara, vecchia nemica, ieri, oggi, domani.