22 mar 2022

Mou capitale, il ritorno dello Special One

Il trionfo nel derby rilancia la Roma dopo mesi in altalena. Il tecnico ha ritrovato tutto il suo carisma e la piazza lo ama senza riserve

paolo franci
Sport

di Paolo Franci

José Mourinho era già tra noi, di giallorosso vestito. Mancava però, tranne qualche rara impennata, lo Special One. O, meglio, mancava quel suo mondo in tre lettere: Mou. Irriconoscibile la sua Roma. Nè a sua immagine e tantomeno a sua somiglianza.

Nulla di Special. Nulla di One. Niente manette, nessuna mano all’orecchio. Niente ’three’, con le dita a fendere l’aria milanista o juventina per ricordare che tra lui e loro c’è un fossato profondo che si chiama Triplete. Sì d’accordo, c’è stata la corsa sotto la curva romanista in una tiepida giornata di settembre. All’Olimpico El Shaarawy segna il gol vittoria con il Sassuolo e via di corsa. L’aveva giù fatto a Siena con l’Inter e allo Stamford Bridge in mezzo al campo. Sì d’accordo, c’è stato quel gesto della telefonata a Pairetto interpretato col ’mourinhometro’ – il termometro che misura il tasso di provocazione di Mou – e due versioni preponderanti: 1) un caustico ’do you remember?’ in salsa Calciopoli per le telefonate di Papà Pierluigi eil suo coinvolgimento nello scandalo. 2) gesto a mimare provocatoriamente una telefonatina dei poteri forti (indovinate quali?) per danneggiare Lui e la sua Roma.

Versioni in cui fantasia e ossessione da persecuzione fanno riemergere un evergreen di José: il rumore dei nemici. Sono, però, rari sprazzi di un uomo appesantito e sull’orlo dei Sessanta. Fin troppo docile in tanti, troppi dopo partita, a parte qualche sfuriata con i suoi. E’ancora lui? Ha il sacro fuoco o no? Dilemma.

Già i suoi. Dai sei gol incassati col Bodo Glimt, alla Juve che rimonta da 1-3 a 4-3 alll’Olimpico in una manciata di minuti, dov’è la squadra ’alla Mou’ cattiva e tutta d’un pezzo a metà tra la foresta di Sherwood (Robin Hood) e la tavola rotonda (Re Artù)? Non c’è. La Roma è una foglia d’autunno secca e fragile. Trema con le piccole. Perde con le Grandi. Gioca male, è noiosa e non ha neanche “los huevos“ direbbe il Cholo Simeone. Però laggiù, in fondo in fondo, qualcosa di Mou si intravede. Perché questi qui, sbilenchi e traballanti, in un modo o nell’altro,la testa dal fango la tirano fuori.

E arriva il derby. E arriva lo Special One. Bacchetta Zeman: "Dice che ho deluso? Ho vinto 25 titoli, non rispondo a uno che ha vinto due campionati di B". Sfotte i laziali fuori dalle Coppe che al giovedì "stanno a casa di Sarri a fumare". Tracce di Mou?

Poi c’è la partita. Un romanzo di Salgari. Quel Tammy Abraham diventato una tigre in mezzo al ringhio di lupi finalmente con la zanna scintillante. Stravince Mou, in mezzo ai brandelli del ’Sarriball’. E succede che sul tre a zero, mentre i romanisti palleggiano, la curva parte con gli "Oleeeè" di sfottò ai laziali. E Mou si infuria con ampi gesti di "Nooo" con le dita alla sua Curva. Anche qui. vai col ’mourinhometro’: 1) Lo ha fatto perchè non si sfotte l’avversario in difficoltà. Sorridiamo: ma chi? Lui? Quello del "zeru tituli"? Ma dai! 2) Lo ha fatto perchè non voleva che i suoi calciatori pensassero di averla già vinta. Come direbbe il Quelo di Guzzanti: la seconda che hai detto. Perchè questo è Mou. Questo è lo Special One. Adesso possiamo dirlo: bentornato diavolo di un Mourinho.

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