Valentino Rossi (Ansa)
Valentino Rossi (Ansa)

Roma, 29 gennaio 2020 - Che in casa Yamaha si fosse deciso di evitare di iniziare il Mondiale 2020 appesi alle decisioni di Valentino Rossi, lo si era capito quando è arrivata (in fretta e a sorpresa) la firma del rinnovo del contratto di Vinales. Dal 2020 al 2022: come dire che Maverick è sicuramente l’uomo su cui puntare per tornare ad essere campioni del Mondo.

Mossa a sorpresa dicevamo, ma mai come quella che nel lampo di un paio di comunicati ufficiali ha di fatto spinto fuori Valentino Rossi (dal 2021, certo) dal progetto principale della casa giapponese. Un lampo, un fulmine, che però ha una sua spiegazione, chiara e logica. La Yamaha ha capito che Rossi non potrà più portarle un titolo. Ha capito che Valentino è e rimane il simbolo della MotoGp, ma poi i podi e i successi sono di qualcun altro. Insomma, la favola bella potrà anche continuare, avrà una meritatissima passerella nel 2020, ma poi, si dovrà ricominciare a vincere.

E se Rossi vuole ancora divertirsi e regalare emozioni come solo lui sa fare, può (e deve) accomodarsi nell’altro team. Quello marchiato Petronas, quello dove anche Quartararo (oggi) ha a disposizione una moto ufficiale, quello che però non nasce per essere in battaglia con Marquez e la Honda.

La Yamaha, insomma, non ha avuto voglia di aspettare Valentino perché crede che con Valentino non si potrà più vincere. E poi c’era quel mercato piloti da bloccare sul nascere, con la Ducati e forse anche la Suzuki pronte a tuffarsi su Vinales e Quartararo. No, sarebbe stata la scelta peggiore iniziare il 2020 con tutti questi dubbi e rischi. E così la Yamaha ha deciso la rivoluzione.