Miracoli, destino, sicurezza, regole da rivedere. La chiacchierata con Paolo Simoncelli parte dagli incidenti, terribili, di domenica scorsa a Zeltweg e porta dritto a quella ‘zona verde’ oltre i cordoli che, nel nome della sicurezza (“ma quale sicurezza?”, domanda), finisce per far correre rischi (“troppi rischi”) ai piloti. Simoncelli, cominciamo dall’errore di Zarco e la moto impazzita di Morbidelli che per poco... "Per poco non è stata una tragedia. Per fortuna non è successo nulla, ma quell’episodio poteva causare due morti. Che dire, alcuni hanno parlato di miracolo, altri di fortuna. Di sicuro il destino...

Miracoli, destino, sicurezza, regole da rivedere. La chiacchierata con Paolo Simoncelli parte dagli incidenti, terribili, di domenica scorsa a Zeltweg e porta dritto a quella ‘zona verde’ oltre i cordoli che, nel nome della sicurezza (“ma quale sicurezza?”, domanda), finisce per far correre rischi (“troppi rischi”) ai piloti.

Simoncelli, cominciamo dall’errore di Zarco e la moto impazzita di Morbidelli che per poco...

"Per poco non è stata una tragedia. Per fortuna non è successo nulla, ma quell’episodio poteva causare due morti. Che dire, alcuni hanno parlato di miracolo, altri di fortuna. Di sicuro il destino c’ha voluto mostrare che cosa poteva succedere e ci ha ricordato un motto tutto suo. Questo: qui decido io, ma oggi non è tempo di riscuotere nulla".

Tutta colpa di Zarco?

"Non credo qualcuno abbia voluto fare apposta una cosa del genere, assolutamente. Diciamo che c’è stata una perfida coincidenza di movimenti sbagliati e l’effetto è stato quel terribile incidente".

Anche in Moto2, quella la moto a terra di Bastianini investita da Syharin volato in aria ha fatto paura a tutti...

"La questione lì è stata diversa. Episodi come quello, purtroppo, possono capitare spesso in questo sport. Anche mio figlio Marco ne fu protagonista a Brno, nel 2007, nella classe 250. La sua moto fu un ostacolo terribile per il giapponese Sekiguchi... Semmai, ai piloti direi volentieri che quando c’è la bandiera gialla bisogna stare più attenti e capire che c’è qualcosa che può metterti a rischio".

Come giudica gli standard di sicurezza della MotoGp?

"Che dire... vogliamo parlare del cemento oltre l’asfalto che accompagna ogni curva? In nome della sicurezza si è data ai piloti la possibilità di entrare in curva più forte e a rischiare sempre di più. Tutti adesso fanno staccate furibonde, alla morte. E lo fanno pensando: ’tanto se esco c’è il cemento e rientro più avanti’. Assurdo. No, questo non significa dare sicurezza a chi corre".

C’è il ‘long lap’ (un passaggio nella corsia lenta) come sanzione, dunque?

"Dunque niente. Servirebbero pene più severe, servirebbe riportare la ghiaia dove stava prima e che se ci finivi, avevi chiuso la gara. Ok, azzardare è nel dna di un pilota, ma con la soluzione del cemento oltre la curva si è incentivato chiunque a correre rischi maggiori oltre che, ovviamente, a falsare il risultato delle gare".

In che senso?

"Un pilota, perché il piloti sono furbi, in tutte le categorie, dalla MotoGp alla Moto3, magari esce di pista, rientra, supera un avversario che forse aveva fatto una corsa regolare, senza approfittale della ‘striscia’, e alla fine vince anche la gara. Non esiste, no. Questo può accadere alla PlayStation non su una posta vera".

Simoncelli, tutto ciò per dire che la MotoGp deve rivedere il progetto sicurezza per evitare anche incidenti come quelli di domenica scorsa?

"Io spero e sono convinto che il numero uno di Dorna, Ezpeleta ascolti questo mio appello. Semmai mi domando che cosa ne pensa la Federazione e i commissari di pista federali che come tutti noi vedono in diretta quanto sta accadendo. Mi domando quanto aspettano ancora a intervenire?".