Jack Miller con la Ducati Pramac Racing (Lapresse)
Jack Miller con la Ducati Pramac Racing (Lapresse)

Valencia, 17 novembre 2019 - Ciao Ciao 2019. Senza sorprese. Già, perché l'ultimo Gp ribadisce in pieno concetti ormai chiari dall'estate: Marquez è imbattibile, Quartararo è l'unico che può provare a dargli fastidio, Miller è di fatto la nota bella dell'anno che se ne va. Poi le perplessità di (e su) Rossi e una Ducati che dovrà rivedere un bel po' di cose. Il tutto salutando Lorenzo.
Le pagelle della stagione

Marc Marquez, 10 

Un’altra stagione magica. E’ stato il più forte in senso assoluto. Non ha sofferto la concorrenza (Ducati) e Mondiale dopo Mondiale sta spingendo Rossi all’angolo. Era, è e forse lo sarà anche il prossimo anno il numero uno.

Fabio Quartararo, 9

Bravo e concreto. Cresce nella prima parte della stagione, inizia a fare cose da campione nella seconda. E’ il futuro, e sarà lui il vero rivale di Re Marquez. Talento puro.

Andrea Dovizioso, 8 

E’ stato l’unica alternativa allo spagnolo. Aveva una super Ducati ma alla fine ha dovuto abdicare. Forse qualche errore di troppo, forse una pressione troppo alta. Gli è stata fatale la parte centrale della galoppata mondiale. Ci riproverà, ma sarà l’ultima occasione.

Alex Rins, 7,5 

Giovane e forte. Lotta alla pari dei big in più e porta in alto la Suzuki. Gli manca lo step definitivo, ma chiederglielo nel 2019 sarebbe stato sbagliato. Ha già in tasca il lasciapassare per essere un top rider.

Jack Miller 7,5 

E’ stato il pilota più divertente di tutto il Mondiale. Divertente e irriverente. Ha saputo portare la sua Ducati (quella targata Pramac) vicinissimo alle moto più veloci, ha azzardato e ce l’ha sempre messa tutta. Esaltante.

Maverick Vinales, 6,5 

Viaggia sopra la sufficienza per quello che ha fatto vedere nella fase finale della stagione. E’ un pilota forte, non ci sono dubbi, ma gli serve e deve darsi continuità, altrimenti rimarrà così, più vicino alla metà del guado che lassù, dove vorrebbe e dovrebbe essere.

Cal Crutchlow, 6,5 

Meno irruento che in passato; più concentrato che in passato; il processo di maturazione continua, anzi galoppa. Ora c’è da salire l’ultimo gradito. La Honda (ufficiale o Lrc) lo sta aspettando.

Valentino Rossi, 6 

Soffre troppo, soffre sempre. Ma appena può, appena la sua Yamaha gliene ha dato l’occasione lui si è fatto trovare pronto. Ha ambizioni, ma soprattutto ha ancora voglia di divertirsi, ma chiude il 2019 con un enigma micidiale: non vince più per colpa della moto o della carta d’identità?

Franco Morbidelli, 6 

C’ha creduto poco, ma il potenziale resta elevato. Merita l’attenuante dell’età, dell’esperienza da mettere insieme e via dicendo. La sufficienza è più per la prospettiva che per il bilancio stagionale. E’ l’ora di svegliarsi.

Johann Zarco, 5,5 

Con la Ktm ha vissuto un incubo. Avvio con mille ambizioni e poi ritiro. Poi si è capito meglio tutto e la scelta di mollare il Mondiale a metà, aveva nell’ombra la luce della Honda. Quindi. Giusta strategia quella del francese, che ha perso un anno, rinunciato ai soldi e puntato dritto sul futuro. Anche se il fantasma di Alex Marquez gli sta rovinando il sogno.

Danilo Petrucci, 5 

Ci si aspettava di più. Anche su piano del lavoro di squadra che poi significava dare una mano a Dovizioso a tentare la strada del titolo. Forse la pressione della moto ufficiale si è fatta sentire. Partito bene ha chiuso nell’ombra. Troppo nell’ombra.

Pecco Bagnaia, 5 

Il salto da campione del Mondo, dalla Moto2 alla MotoGp, si è fatto sentire. Eccome. Diciamo che il 2019 gli è servito per studiare la categoria. Ora dovrà imparare ad essere più aggressivo.

Andrea Iannone, 4,5 

Si è visto poco, pochissimo, eppure tutti (soprattutto l’Aprilia) si aspettavano molto da lui. Veloce è veloce, ma la sua qualità principale ha latitato per tutto l’anno. Un peccato.

Jorge Lorenzo, 4,5 

E’ stato l’anno più brutto di tutta la sua carriera unica e spettacolare. Non a caso si è chiuso con l’annuncio che tutti immaginavano. Peccato per lui, peccato per la Honda, ma Jorge ormai non c’era più e dopo due Gp lo si era già capito.