di Paolo Grilli Un mito che parla di una leggenda. Kevin Schwantz ha vinto “solo“ un Mondiale in Top Class, nel 1993 con Suzuki. Ma insieme a Vale è uno dei pochissimi della storia del motociclismo ad aver acceso globalmente l’entusiasmo dei tifosi. Perché con loro ogni corsa è stata più di una gara: la garanzia di uno spettacolo. Schwantz, si aspettava il ritiro di Rossi a fine stagione? "Devo dire di sì. Valentino si diverte ancora in moto. Ma le corse non sono solo questo. I nuovi...

di Paolo Grilli

Un mito che parla di una leggenda. Kevin Schwantz ha vinto “solo“ un Mondiale in Top Class, nel 1993 con Suzuki. Ma insieme a Vale è uno dei pochissimi della storia del motociclismo ad aver acceso globalmente l’entusiasmo dei tifosi. Perché con loro ogni corsa è stata più di una gara: la garanzia di uno spettacolo.

Schwantz, si aspettava il ritiro di Rossi a fine stagione?

"Devo dire di sì. Valentino si diverte ancora in moto. Ma le corse non sono solo questo. I nuovi ragazzi vanno sempre più veloci, e lui ora non pensa di trovarsi nella posizione che desidererebbe. E’ competitivo, in grado di andare anche a punti, ma gli altri vanno forte... Bene ha fatto comunque a restare in pista anche quest’anno, a provarci anche al di fuori del team ufficiale. A definire Vale rimarranno tutti i campionati che ha vinto. Credo e spero che il numero 46 venga ritirato. Certamente lui mancherà tanto al campionato, che pure resterà del massimo livello".

Come descriverebbe Valentino in una parola?

"Leggendario. E’ stato senza dubbio uno dei più grandi di sempre. La cosa che lo rende unico è l’aver vinto su qualsiasi tipo di moto: dalle 125 alle 250 e poi alle 500 due tempi, poi con la MotoGp da 800 e 1.000 cc. Da ogni moto è riuscito a spremere il massimo, indipendentemente dalla crescita anche tecnica dei mezzi. Chi, oltre a lui, può dire di essere riuscito a fare tanto?"

Un punto che vi accomuna è il trionfo con le “vecchie“ 500.

"Moto divertenti, ma anche impegnative: cambiavano tantissimo dalla prima all’ultima curva di una gara, per via del peso del carburante e delle gomme. Io le ho guidate cercando di ottenere sempre il massimo, ma non ero così in controllo come Vale: ha sempre avuto uno stile “morbido“ ma tremendamente veloce e consistente".

Chi raccoglierà la sua eredità in pista ora?

"E’ molto difficile dirlo, credo però che nessuno sarà come lui. Mi piace molto pensare però ai talenti che sta sfornando la sua Academy. Realizzandola, Valentino ha dimostrato di saper far fruttare in futuro la sua grandezza".

Lei si è ritirato a soli 32 anni. Cosa consiglia di fare ora a Vale?

"Io fui obbligato per motivi fisici, non avevo altra scelta. Per tre-quattro anni mi tenni lontano dai circuiti, per evitare di pensare di poter tornare in moto. Poi ho corso in auto. Valentino diventerà padre, ha una splendida compagna. Ora cambiano le sue prospettive. Ma credo che lo rivedremo a bordo pista, a seguire i suoi team. Non me lo immagino lontano dai circuiti".