Giacomo Agostini, 79 anni, 15 volte campione del mondo, con Valentino Rossi
Giacomo Agostini, 79 anni, 15 volte campione del mondo, con Valentino Rossi
Leo Turrini "Valentino è stato indiscutibilmente il mio erede. Tempi diversi, epoche distinte e distanti. Ma qualcosa ci ha sempre accomunato… ". Giacomo Agostini, quindici volte campione del mondo su due ruote (dal 1968 al 1975, sette volte nella classe 350 e otto nella 500 in sella alla Mv Agusta e alla Yamaha prima di ritirarsi dalle competizioni nel 1977), assiste al congedo del signor Rossi con un filo di emozione che corre lungo la schiena. "Ricordo quando è toccato a me dire basta – racconta Ago, che oggi ha 79 anni...

Leo Turrini

"Valentino è stato indiscutibilmente il mio erede. Tempi diversi, epoche distinte e distanti. Ma qualcosa ci ha sempre accomunato… ".

Giacomo Agostini, quindici volte campione del mondo su due ruote (dal 1968 al 1975, sette volte nella classe 350 e otto nella 500 in sella alla Mv Agusta e alla Yamaha prima di ritirarsi dalle competizioni nel 1977), assiste al congedo del signor Rossi con un filo di emozione che corre lungo la schiena.

"Ricordo quando è toccato a me dire basta – racconta Ago, che oggi ha 79 anni –. Arrivavo secondo e voi giornalisti giù a scrivere che ero finito! Così mi convinsi che era venuto il momento di chiudere bottega".

Magari Vale ha aspettato troppo, no?

"No, invece. Credo non sia corretto giudicare scelte che appartengono alla sfera emotiva di un individuo. Ogni situazione fa storia a sè. Rossi aveva il diritto di decidere da solo".

In due avete vinto ventiquattro titoli mondiali…

"Soprattutto, penso che entrambi abbiamo fatto gioire gli italiani con i nostri risultati. Per questo affermo che Vale è stato il mio erede: con le nostre imprese agonistiche siamo diventati punti di riferimento per generazioni lontane anagraficamente, ma tra loro avvicinate da una passione condivisa".

Quella per la moto...

"Esatto. Vede, non ha senso fare un paragone tecnico tra me e Valentino. Moto non comparabili, circuiti differenti, eccetera. Ma lui ha il mio stesso amore per la velocità.

Entrambi abbiamo ricevuto in dono la stessa dote, l’istinto per la competizione. E così, sommando classe ed emozione, si spiegano i ventiquattro titoli iridati".

Forse lui è stato più popolare mediaticamente.

"Ah, certo! Quando correvo io, l’evento si esauriva con la bandiera a scacchi, tagliavi il traguardo e tornavi a casa. Molto spesso non c’era nemmeno la diretta televisiva! Invece Valentino è figlio di un’altra epoca e onestamente è stato bravissimo anche fuori pista, dava spettacolo pure sul podio, cose così. Sia chiaro: è un merito suo e non è un demerito mio, tra l’altro io ero pure timido… ".

Rossi è stato l’erede di Ago. Chi sarà l’erede di Valentino?

"Il mondo va avanti, sempre. Cresceranno altri protagonisti, il pubblico amerà nuovi idoli. Io non ho mai pensato che il motociclismo sarebbe finito con me e siccome è un uomo intelligente non lo pensa nemmeno Vale".

Candidati italiani alla successione?

"Nel presente Bagnaia è quello strutturato meglio. Recentemente ha vinto una gara tenendo dietro Marc Marquez e se non hai talento una cosa del genere non riesci a farla. Poi c’è Morbidelli, se risolve i problemi fisici lo aspetto al salto di qualità. E anche Bastianini ha i numeri per puntare in alto".