di Riccardo Galli C’è un fascicolo aperto, da ieri, sulla morte di Jason Dupasquier, il pilota di 19 anni, morto domenica, dopo il violento incidente in pista, al Mugello, sabato, alla fine delle qualifiche della Moto3. Il fascicolo è stato aperto dalla Procura di Firenze che ha la competenza sia sul circuito (in provincia di Firenze) e soprattutto perché la morte del pilota è avvenuta a Careggi, l’ospedale della...

di Riccardo Galli

C’è un fascicolo aperto, da ieri, sulla morte di Jason Dupasquier, il pilota di 19 anni, morto domenica, dopo il violento incidente in pista, al Mugello, sabato, alla fine delle qualifiche della Moto3.

Il fascicolo è stato aperto dalla Procura di Firenze che ha la competenza sia sul circuito (in provincia di Firenze) e soprattutto perché la morte del pilota è avvenuta a Careggi, l’ospedale della città. L’indagine è un atto dovuto e necessario per poter svolgere gli accertamenti sulla morte di Dupasquier e l’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo. Al momento non ci sono indagati. Il sostituto procuratore Alessandro Piscitelli ha conferito al medico legale l’esame sul corpo del pilota, mentre al vaglio del magistrato sono anche le immagini televisive dell’incidente all’uscita della curva dell’Arrabbiata 2, dove Dupasquier è finito a terra dalla sua Ktm e un attimo dopo è entrato in contatto con altri piloti che stavano sopraggiungendo. Le immagini dell’incidente erano state ’secretate’ da Dorna (organizzatrice del Mondiale) già sabato.

Intanto continua a far rumore anche la scelta di correre regolarmente il Gp d’Italia. Giacomo Agostini però non ha dubbi e sulla decisione di tornare subito in pista dice: "Quando cade un aereo con 200 persone a bordo l’aeroporto non viene fermato e tutti continuano a volare. Quando si va al lavoro tanti vengono investiti, eppure andiamo lo stesso a lavorare. L’importante è pensare a questo ragazzo, con dolore, che faceva però un mestiere che amava...".

"No, non possiamo chiuderci in casa...", sono ancora parole di Agostini.

"E’ difficile dire ’si corre’ o ’non si corre’ – sono parole di Max Biaggi –. Purtroppo tutti sappiamo bene che il motociclismo è uno sport pericoloso. La sicurezza ha fatto grandi passi in avanti, ma il collo... il collo è rimasta l’unica parte del corpo impossibile o quasi da proteggere". Quindi Valentina Vezzali, sottosegretario allo sport: "Sono rimasta colpita dalla morte di un ragazzo, un pilota così giovane". Il presidente Aci e uomo Fia, Angelo Sticchi Damiani: "Un grandissimo dramma".