23 mar 2022

"Ecco perché questa Italia non è cambiata"

Il presidente Figc Gravina: "Siamo sempre la Nazionale della gente, come dal 2018. Ripartendo dai nostri valori e sentimenti ce la faremo"

paolo franci
Sport
Il presidente Figc Gabriele Gravina con il ct Roberto Mancini nel giorno più felice della sua esperienza alla guida del calcio italiano: il trionfo di Wembley. L’Italia aveva conquistato prima un solo altro titolo europeo, nel 1968
Il presidente Figc Gabriele Gravina con il ct Roberto Mancini nel giorno più felice della sua esperienza alla guida del calcio italiano: il trionfo di Wembley. L’Italia aveva conquistato prima un solo altro titolo europeo, nel 1968
Il presidente Figc Gabriele Gravina con il ct Roberto Mancini nel giorno più felice della sua esperienza alla guida del calcio italiano: il trionfo di Wembley. L’Italia aveva conquistato prima un solo altro titolo europeo, nel 1968

di Paolo Franci

Riusciamo ad intercettare il presidente federale in mezzo a mille impegni, confidando sul suo punto debole. Perchè Gabriele Gravina - l’uomo che ha restituito la Nazionale alla sua gente insieme a Roberto Mancini dopo il disastro del 2017 - è fedele alla sua più solida priorità: stare tra i tifosi nei modi più diversi, anche attraverso una chiacchierata con il vostro giornale.

Presidente, ci siamo. Come si carica l’ambiente per questo maledetto rodeo del pallone?

"Ripensando a tutto quanto che abbiamo fatto dopo la disfatta con la Svezia. Dal 2018 si è lavorato per il rinascimento del mondo azzurro, recuperandone i valori e pensando come la squadra, lo staff, i dirigenti dovessero essere tutt’uno con la gente. Così si è creata una magica atmosfera che ci ha portato al titolo Europeo col pieno di entusiasmo, fiducia, allegria. Ecco, carichiamoci recuperando la forza di quei sentimenti".

Le capiterà, poco prima di prendere sonno, di ripensare a Wembley e a quella magica follia o folle magia, faccia lei. Qual è la cosa che rivive per prima, ogni volta?

"L’abbraccio finale a scoppio ritardato. Gioia e incredulità hanno duellato e per un attimo la seconda ha avuto il sopravvento... Sa quando si dice troppo bello per essere vero? Una cosa magnifica, nuova. A Berlino, nel 2006, corremmo tutti in campo perchè eravamo sicuri di vincere, a Wembley per qualche istante non ce ne siamo accorti...".

Campioni d’Europa e - facciamo insieme tutti i gesti apotropaici immaginabili - si rischia di non andare ai Mondiali. Non c’è un senso di ingiustizia, di qualcosa che non quadra?

"Questo è lo sport. Però posso aggiungere e non perchè stia capitando a noi, che qualcosa su cui riflettere dal punto di vista organizzativo delle competizioni c’è: dal maggior peso del ranking per i sorteggi, all’idea che i campioni delle varie competizioni continentali, quindi chi vince Europeo, Coppa America o d’Asia, possano essere ammesse al Mondiale per meriti acquisiti. Guardi al ’peso’ del nostro Gruppo, a noi, Portogallo, Turchia e Macedonia del Nord, è un peccato perdere così tante squadre di valore per il Qatar".

Si allarga il Mondiale e si restringono i corridoi di qualificazione con una sola squadra per girone. Non funziona così, ad esempio, in Champions. E si rischia di perdere big che creano interesse, indotto e attrattiva per gli sponsor. Perchè questa controtendenza?

"Se c’è un numero massimo di squadre che possono qualificarsi bisogna adeguarsi, ma questo non vuol dire che non si possa riflettere su come migliorare le cose, aprendo a novità partecipate e convincenti senza sprecare energie preziose su progetti come il Mondiale ogni due anni o la SuperLega".

Domanda da pit stop: Roberto Mancini ha rinnovato fino al 2026, dunque è il presente e il futuro a prescindere?

"Diamine se lo è! E il fatto che si sia scelto di rinnovare prima di questi spareggi dà l’idea di come stiano le cose. Abbiamo vinto un grande trofeo, ma non è questo il punto. Nel calcio uno solo vince e allora tutti gli altri che fanno? Hanno fallito? No, non è così e sbaglia chi pensa solo a questo. Noi di vittorie ne abbiamo accarezzate parecchie, dalla valorizzazione del brand e dei nostri giovani all’entusiasmante rapporto ricreato con gli italiani. Mi creda, questi sono trofei altrettanto preziosi. E comunque, vogliamo ricordare che Roberto ha stabilito un record dopo l’altro, compreso quello delle 37 partite senza sconfitte e meglio di leggende come Spagna e Brasile?".

Mancini dixit: vogliamo vincere il Mondiale.

"Pensiamo alla Macedonia del Nord".

Ok. Europeo a parte e sempre in tema di Italia, qual è la cosa di cui è più orgoglioso?

"Il rapporto con la gente. Sin dal primo giorno abbiamo lavorato sull’idea di ’uscire dal Palazzo’ e fare in modo che, davvero, la Nazionale fosse composta da 60 milioni di persone tra le quali scegliere gli 11 che giocano. Le stesse convocazioni di Mancini hanno reso l’idea di come chiunque possa ambire all’azzurro, dai più giovani ai più esperti".

Si riconosca un merito.

"Aver restituito l’Italia alla sua gente e, da questo punto di vista, viaggiando nella memoria e nell’entusiasmo fino al 2006, al 1982 e oltre".

Barbera al 100%, con migliorie per stadio, manto erboso e altro grazie alla Figc e alla Regione. E’ una forma di mecenatismo sportivo? E si ripeterà?

"L’idea è questa. E cioè fare in modo che l’arrivo della Nazionale, a Palermo come in altre realtà, possa generare risorse dirette o indirette, con il coinvolgimento delle istituzioni locali e di chi vorrà dare una mano per migliorare i luoghi di sport. Questo perchè la Figc, sia chiaro, non porta a casa risorse ma cerca di generarne laddove ce n’è bisogno".

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