QUANDO ANDAVAMO ai Mondiali – e avevamo i soldi – l’evento diventava una rassegna, direi una mostra-mercato, e presto i migliori giocatori del mondo diventavano «italiani». Ci volle lo scandalo dell’Ottanta per riaprire non agli stranieri - mi rimbeccava Boniperti - ma «ai calciatori provenienti da federazioni estere». Lui che aveva giocato con Sivori, Charles e altre stelle li considerava innanzitutto juventini eppoi – ça va sans dire – italiani. A confermare che non avrebbero danneggiato il vivaio nazionale, molti venuti «da fuori» avrebbero addirittura consentito alla Nazionale di Bearzot di crescere e vincere il Mondiale dell’82 alla faccia di Zico, Maradona e dei tedeschi come Rummenigge che finirono presto a Casa Inter. Perché c’era anche la giusta usanza di acquistare i «nemici» più forti.

PER I NOSTALGICI dirò che in quel periodo potemmo andare allo stadio per goderci i brasiliani Cafu, Aldair, Cerezo, Falcao, Junior e Zico, gli argentini Bertoni, Passarella, Batistuta, Sensini e Diego, naturalmente; insieme agli «europei» Van de Korput, Krol, Kluivert, Platini, Papin, Henry, Briegel, Brehme, Mattheus, Rummenigge, Voeller e Klinsmann. Più tardi arrivarono i pedatori icona come Ronaldo, Kakà e Ronaldinho, come Rijkaard, Gullit e Van Basten, Crespo, Simeone, Milito, Zanetti, Zidane, Vieira, Deschamps. Immagino di avere suscitato lagrimosi ricordi ma tant’è, val la pena rammentare chi fummo per tentare di tornare al vertice. Come? Andando in Russia a cuor leggero e portafoglio pieno per prenotare campioni veri, magari non quelli conclamati che ormai viaggiano su cifre proibitive ma quelli «bravi» che un tempo venivano intercettati dai nostri talent-scout e procuratori (alla Raiola, ahimè il più noto) ammesso che ne siano rimasti (l’idea che Wanda faccia questo mestiere è a dir poco eccitante...). Lasciamo perdere Ronaldo, Messi e Neymar e concentriamoci... sugli europei.

DICO QUESTO perché doverosamente mi tocca anche un pronostico (alla bisogna non tiratevi mai indietro, se lo sbaglierete sarà normale, se lo azzeccherete vi applaudiranno) e azzardo dire Spagna Mondiale perché i migliori passano di lí - come Quei Tre succitati - e la fanno da maestri; perché dal 2006 il Mondiale è «europeo» (come disse una volta il presidente Uefa Franchi a quello Fifa Havelange) prima italiano, poi spagnolo (2010), poi tedesco (2014); perché il Brasile è fatalmente coinvolto nella crisi nazionale che rinnega Ordem e Progresso e l’Argentina - pure in bolletta - ha esportato tutti i suoi e Sanpaoli ha fatto convocazioni discutibili per avere in casa il solito caos. Ripeto: ognuna di queste parole potrà essere utilizzata contro di me, ma aggiungo che dai gironi si vedranno spuntare Russia e Uruguay, Spagna e Portogallo, Francia e Danimarca, Argentina e Croazia, Brasile, Germania e Svezia, Belgio e Inghilterra, Polonia e Senegal. Da oggi in tivù senza pensare all’Italia del nostro scontento. Buon divertimento.