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23 mar 2022

E finalmente lo stadio pieno dopo due anni

Tutto esaurito e nessuna limitazione di pubblico: non accadeva da marzo 2019. La miglior premessa per lo spareggio di Mancini

23 mar 2022

Pandolfini su rigore dopo tre minuti. Raddoppio di Frignani al 72’. La prima volta dell’Italia al Palermo (al Comunale), è nel 1952. In quella squadra che batte la Svizzera per la ’Coppa Internazionale’ gioca - e bene - Giampiero Boniperti, con Peppino Meazza a guidarlo in panchina. Passeranno 38 anni prima di rivedere l’azzurro adagiarsi a ’Panormos’, Palermo, così come la chiamavano i greci in virtù dei due fiumi naturali - il Kemonia e il Papireto - che la circondavano creando un approdo naturale. E’ il 26 settembre 1990 è l’Italia reduce dalla bruciante delusione di Italia ’90 celebra la sua stella all’improvviso, quel Totò Schillaci, figlio di Palermo, che partì da riserva di Carnevale nella straordinaria Nazionale di Azeglio Vicini per poi vincere la classifica cannonieri - e fu secondo nella classifica del Pallone d’Oro - in un Mondiale perduto per sfortuna, per un gol malandrino di Caniggia e una papera di Zenga. Tre mesi dopo si va a Palermo. Amichevole con l’Olanda di Van Basten e Gullit. Vinciamo con gol di Roby Baggio.

Settant’anni dopo quella prima volta palermitana, il numero uno della Figc Gabriele Gravina e Roberto Mancini hanno scelto Palermo. Lo hanno fatto perchè è una città che vuole bene alla Nazionale. L’avvolge, la coccola, le porta fortuna. A Palermo l’Italia ha vinto 13 volte su 15. Un pari in amichevole con la Repubblica Ceca e uno solo ko, nelle qualificazioni per gli Europei del ’94 contro la fortissima Croazia di Zvone Boban e Davor Suker.

Questa sfida contro la Macedonia, sarà la più emozionante di tutte, senza alcun dubbio. Perchè dopo due anni di Covid per la prima volta c ’è lo stadio pieno. E soprattutto per il ’peso’ del risultato. Anche se Palermo è un luogo che evoca magia. Come in quel 4 settembre del 2004. Qualificazioni Mondiali. Segna John Carew, che sarà poi meteora nella Roma. In quella serata di entusiasmo alle stelle, al Barbera, c’è un esordiente che poi avrà una discreta (eufemismo) carriera: Daniele De Rossi. Pareggia lui dopo tre minuti. Bisogna vincere e in panchina c’è un ragazzo alto, che sorride sempre e segna di più. Ne farà 50 in 80 partite proprio con il Palermo. Si chiama Luca Toni. Il suo popolo lo invoca e Marcello Lippi capisce che quella mossapuò ribaltare tutto. Toni entra al 74’ e sei minuti dopo segna. Quella vittoria è uno dei mattoni con i quali è stato ’edificato’ il capolavoro del 2006. Lì, al Barbera ha dunque esordito De Rossi. Capiterà ad altri campioni del mondo come Fabio Cannavaro nell’amichevole con l’Irlanda del Nord. O come Rino ’Ringhio’ Gattuso contro la Svezia.

E, occhio, perchè questo è un posto che evoca magie anche per Mancini. Eh sì, lui che si porta dentro il rimorso di non aver flirtato con la Nazionale come avrebbe dovuto, al Barbera ha segnato due reti nel 6-1 rifilato a Malta nelle qualificazioni di Usa ’94, il Mondiale al quale Roby rinunciò per lo scarso feeling (eufemismo) con Sacchi. E ora, rieccolo lì il Mancio, pronto a metterla dentro un’ altra volta grazie a quei ragazzi che, come lui, altro non vogliono che ritrovarsi in Qatar passando per Palermo.

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