di Angelo Costa Tour pazzesco, altro che corsa come le altre. Da una tappa lunga e tosta come una classica del Nord vien fuori uno spettacolo straordinario, di livello stellare come chi la corre, disputata come non ci fosse un domani, e pensare che oggi è il primo giorno di montagne. Per intenderci: media da moto gp (45,5 la media, prima ora a 51,6), una trentina di uomini all’attacco tutto il giorno compresi maglia gialla, vincitori di grandi classiche e di giri come Nibali, corridori sparsi lungo tutto il percorso, perché chi si ferma è perduto. Purtroppo sembra perso...

di Angelo Costa

Tour pazzesco, altro che corsa come le altre. Da una tappa lunga e tosta come una classica del Nord vien fuori uno spettacolo straordinario, di livello stellare come chi la corre, disputata come non ci fosse un domani, e pensare che oggi è il primo giorno di montagne. Per intenderci: media da moto gp (45,5 la media, prima ora a 51,6), una trentina di uomini all’attacco tutto il giorno compresi maglia gialla, vincitori di grandi classiche e di giri come Nibali, corridori sparsi lungo tutto il percorso, perché chi si ferma è perduto. Purtroppo sembra perso il principale pericolo per Pogacar, il suo connazionale Roglic, al quale questa giornata formato tritacarne presenta il conto delle ferite che si porta addosso dalla caduta della terza tappa.

Uno sloveno soffre, un altro piange di gioia: Matej Mohoric, già iridato under 23 e juniores, si presenta da solo al traguardo dopo aver seminato sulle ultime salite chi gli ha fatto compagnia per 200 chilometri di fuga. Lasciato il Giro in barella in maggio per una terribile caduta a testa in giù in discesa, a 26 completa la collezione di successi nelle tre grandi corse a tappe, impresa festeggiata con un chilometro di lacrime. "Vincere al Tour è diverso da tutto il resto", ribadisce il campione nazionale di Slovenia.

Una corsa, tante corse. In quella che vale la tappa si infilano Nibali, che pur stanco nel finale rimette decisamente dritta la sua classifica, e i duellanti del cross Van der Poel e Van Aert, insolitamente alleati nel finale per rincorrere chi ha allungato il passo, l’olandese per tenersi stretta la maglia gialla, il belga per guadagnar terreno, perché col compagno Roglic fuori gioco gli toccherà correre da leader.

Nella corsa che vale il Tour, solo una fiammata: l’assalto finale di Carapaz, rapido a guadagnare oltre mezzo minuto e altrettanto a perderlo, col risultato di aver sprecato gratuitamente energie preziose. Conti alla mano, a uscirne meglio è Pogacar, per quanto sembri soffrire la prima botta di caldo dopo le miti temperature della Bretagna. Soffre anche, il bimbo sloveno, la mancanza di un’armata vera, utile almeno a tappare le falle di giornate come questa: era un sospetto, ai piedi delle prime salite (tre colli oggi, cinque domani) Pogacar ha la certezza che anche questo Tour, come già il precedente, dovrà vincerlo da solo.

Ordine d’arrivo settima tappa Vierzon-Le Creusot: 1) Mohoric (Slo, Bahrain) km 249 in 5h 28’20’’ (media 45,521), 2) Stuiven (Bel) a 1’20’’, 3) Cort (Dan) a 1’40’’, 4) Van der Poel (Ola) st, 5) Asgreen (Dan) st, 13) Nibali a 2’57’’, 21) Carapaz (Ecu) a 5’15’’, 26) Pogacar (Slo) st, 65) Roglic (Slo) a 9’03’’.

Classifica: 1) Mathieu Van der Poel (Ola, Alpecin) in 25h 39’17’’, 2) Van Aert (Bel) a 30’’, 3) Asgreen (Dan) a 1’49’’, 4) Mohoric (Slo) a 3’01’’, 5) Pogacar (Slo) a 3’43’’, 6) Nibali a 4’12’’, 12) Carapaz (Ecu) a 5’19’’, 33) Roglic (Slo) a 9’11’’.