di Giulio Mola Una volta erano conosciuti come i “signori del 5%“, ma da un paio di lustri sono diventati i veri padroni del calcio. Stiamo parlando dei procuratori, poco importa se agenti Fifa (con tanto di licenza) o semplici intermediari. Anche in tempo di pandemia non si sono fatti mancare nulla: ricchi contratti per i propri assistiti, laute provvigioni per se stessi. Con tante società della nostra serie A che si sono “dissanguate“, riempiendo le tasche di questi personaggi pur di concludere un affare o, nella peggiore delle ipotesi, per non perdere un giocatore della “rosa“ in scadenza. Ci sono i freddi numeri forniti dalla Figc che testimoniano quanto pesino sui bilanci già disastrati dei nostri club le spese di commissione destinate agli agenti...

di Giulio Mola

Una volta erano conosciuti come i “signori del 5%“, ma da un paio di lustri sono diventati i veri padroni del calcio. Stiamo parlando dei procuratori, poco importa se agenti Fifa (con tanto di licenza) o semplici intermediari. Anche in tempo di pandemia non si sono fatti mancare nulla: ricchi contratti per i propri assistiti, laute provvigioni per se stessi. Con tante società della nostra serie A che si sono “dissanguate“, riempiendo le tasche di questi personaggi pur di concludere un affare o, nella peggiore delle ipotesi, per non perdere un giocatore della “rosa“ in scadenza.

Ci sono i freddi numeri forniti dalla Figc che testimoniano quanto pesino sui bilanci già disastrati dei nostri club le spese di commissione destinate agli agenti sportivi. Nel 2020, infatti, le proprietà della nostra serie A hanno messo sul piatto oltre 138 milioni di euro (a cui vanno aggiunti gli 11,5 milioni corrisposti ai propri agenti dai calciatori professionisti, a titolo di “servizi resi dai procuratori sportivi“). E poco importa se ci sia stato un calo del 26% rispetto ai compensi corrisposti nel 2019 (187 milioni di euro).

Quel che colpisce è il fatto che la cifra si riferisca non solo ad operazioni come acquisti o cessioni del giocatore, ma anche ai rinnovi di contratto. A conferma che purtroppo non sono poche le società in ostaggio di procuratori astuti e senza scrupoli, capaci di portarti allo sfinimento pur di raggiungere l’obiettivo. Quel che sta accadendo al Milan con Gigio Donnarumma è l’esempio più clamoroso: ad oggi, infatti, il gigante azzurro (accordo in scadenza fra meno di tre mesi) di fatto non è più un calciatore di proprietà dei rossoneri, ma il suo cartellino è di Mino Raiola che ormai da mesi tiene in scacco Gazidis e Maldini con richieste fuori mercato (12 milioni a stagione per un biennale, contro gli 8 proposti dal Milan fino al 2025) in un periodo di congiuntura economica negativa. Che l’agente italo-olandese con cittadinanza monegasca sia abituato al “braccio di ferro“ non è una novità. I gioielli della sua bacheca costano cari (a proposito, ieri Raiola era a Barcellona col papà del bomber Haaland: operazione da 150 milioni con ingaggio da 10 milioni per il talento del Borussia Dortmund): ne sa qualcosa la Juventus che in passato pagò al buon Mino una provvigione di almeno 5 milioni (così pare) per il cartellino dello svincolato Pogba e nell’estate del 2019 fu “costretta“ a sborsare una pesante commissione anche per il giovane De Ligt, strappato per 75 milioni (prezzo del solo cartellino) alla concorrenza dei blaugrana.

Proprio i bianconeri, nel 2020, sono quelli che hanno speso di più per i compensi ai procuratori: oltre 20 milioni (molti dei quali finiti sul conto in banca di Jorge Mendes, il potentissimo agente di Cristiano Ronaldo). Sul secondo gradino del podio sale la Roma (19,2 milioni), seguita dal Milan (14,3 milioni, destinati ad aumentare visto che in ballo al momento ci sono anche i rinnovi di Calhanoglu, Ibrahimovic, Kessie, Calabria e Romagnoli). Al quarto posto c’è il Napoli (12,1 milioni, ma Insigne ha mollato Raiola), poi Fiorentina (9,7 milioni) e solo sesta l’Inter (appena 9 milioni, in netto calo rispetto ai 31,8 milioni dell’anno precedente). L’Atalanta rivelazione ha versato circa 6 milioni, mezzo milione in più della Lazio di Lotito. E mentre nel massimo campionato inglese nessun club è sceso sotto i 4 milioni di sterline (quasi 5 milioni di euro), in Italia la cifra più bassa è stata quella spesa dallo Spezia, che non ha superato gli 800 mila euro di “commissioni.

Magra consolazione, lo strapotere dei procuratori anche in Italia è fuori controllo. L’Uefa ha avviato anche varie indagini riscontrando in alcuni casi veri e propri conflitti d’interessi, ma gli “ex signori del 5%“ sono onnipotenti. Intoccabili. E per tante società (conniventi) insostituibili.