di Luca Talotta Una stella che splende, nel firmamento notturno di Manchester. Il Milan di Stefano Pioli, in fin dei conti, è proprio questo: creatura giovane, famelica, vogliosa di stupire. Ci sta riuscendo in Italia, con un secondo posto a -6 dalla capolista Inter che nessuno avrebbe mai pronosticato a 12 giornate dal termine; ma lo sta facendo anche in Europa, dove è riuscita a strappare un prezioso 1-1 all’Old Trafford dopo aver dominato la gara contro il Manchester United. Che, è bene ricordarlo, quattro giorni prima aveva battuto il City di Guardiola nel derby cittadino e in Premier...

di Luca Talotta

Una stella che splende, nel firmamento notturno di Manchester. Il Milan di Stefano Pioli, in fin dei conti, è proprio questo: creatura giovane, famelica, vogliosa di stupire. Ci sta riuscendo in Italia, con un secondo posto a -6 dalla capolista Inter che nessuno avrebbe mai pronosticato a 12 giornate dal termine; ma lo sta facendo anche in Europa, dove è riuscita a strappare un prezioso 1-1 all’Old Trafford dopo aver dominato la gara contro il Manchester United. Che, è bene ricordarlo, quattro giorni prima aveva battuto il City di Guardiola nel derby cittadino e in Premier League è seconda proprio come i rossoneri. Verrebbe quasi da fare un parallelismo tra Serie A e campionato inglese, visto che in campo c’erano le due seconde forze dei rispettivi campionati, ma sarebbe cosa ingiusta: il Manchester United è società giovane anch’essa ma di certo ha una disponibilità economica maggiore e una rosa sicuramente più competitiva del Milan. Che sta ritornando ai livelli che le competono, in Italia ed in Europa, ma non senza fatica, dopo i trascorsi burrascosi degli anni bui targati Yonghong Li, Fassone, Mirabelli ma anche il primo con il Fondo Elliott al comando e Leonardo alla dirigenza.

Ora, però, c’è qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo. C’è un’aria frizzantina che non è data dall’aver raggiunto un risultato ottimo su di un campo tanto difficile quanto pregno di dolci ricordi (l’ultimo pareggio rimediato dal Milan a Manchester fu lo 0-0 del 2003, quello che portò poi la conquista ai rigori della Champions League ai danni della Juventus, giusto per intenderci) quanto il modo in cui è arrivato, l’atteggiamento messo in campo contro una squadra più blasonata e, sulla carta, con i favori del pronostico per il passaggio del turno: "Che è ancora tutto da guadagnare - l’ammissione di Pioli - l’avversario è forte e veloce. Per eliminarlo servirà un’altra gara di livello". Di certo, però, fare così bene dopo tanto tempo in cui non ti affacciavi su certi palcoscenici mette di buon umore e fa ben sperare per la crescita del gruppo: "Stiamo lavorando per cercare di tornare a vincere. E queste sono le gare che ti fanno crescere". Tante le note positive: da un Kjaer finalmente ritrovato ad un Kessie che si continua a confermare ad altissimi livelli; ma anche Meité, Calabria, Diaz e Krunic, che pur imbrigliati nella mediana inglese hanno offerto un’ottima prova: "Non sto allenando un gruppo normale, è un gruppo eccezionale" la chiosa finale di Pioli. Che ora dovrà subito pensare alla prossima sfida, quella che domenica vedrà sbarcare a San Siro il Napoli del grande ex Gattuso. Una gara da non sbagliare, perché un successo potrebbe respingere quasi definitivamente l’assalto dei partenopei alla zona Champions (il Milan oggi ha nove punti di vantaggio sul Napoli ma una gara in più disputata). E il pareggio di ieri, seppur arrivato contro un Manchester United privo di De Gea, Pogba, Van de Beek, Mata, Cavani e Rashford, non può che essere la base dalla quale ripartire.