di Ilaria Checchi Scendere in campo con la consapevolezza di aver perso il podio e di dover vincere a tutti i costi per riottenerlo: il Milan saluta il 2020 ospitando la Lazio con il peso sulle spalle del risultato arrivato dal Bentegodi di Verona. L’Inter di Conte ha messo la freccia facendo il suo dovere contro i gialloblù di Juric e Pioli sa di non poter sbagliare contro i biancocelesti di Simone Inzaghi: alla fine il campo ha emesso il suo verdetto e per il Diavolo sarà un Natale da primo in classifica. Il 2020 del Milan è senza dubbio un anno da incorniciare, nonostante il momento storico complicatissimo e a riassumere questi ultimi 12 mesi ci pensa il direttore tecnico del Diavolo,...

di Ilaria Checchi

Scendere in campo con la consapevolezza di aver perso il podio e di dover vincere a tutti i costi per riottenerlo: il Milan saluta il 2020 ospitando la Lazio con il peso sulle spalle del risultato arrivato dal Bentegodi di Verona. L’Inter di Conte ha messo la freccia facendo il suo dovere contro i gialloblù di Juric e Pioli sa di non poter sbagliare contro i biancocelesti di Simone Inzaghi: alla fine il campo ha emesso il suo verdetto e per il Diavolo sarà un Natale da primo in classifica. Il 2020 del Milan è senza dubbio un anno da incorniciare, nonostante il momento storico complicatissimo e a riassumere questi ultimi 12 mesi ci pensa il direttore tecnico del Diavolo, Paolo Maldini: "Dopo la partita di Bergamo, un anno fa, ci siamo fatti tante domande ma anche prima di quella partita, nelle partite precedenti, qualche segnale positivo c’era. Dopo non siamo partiti subito a mille ma abbiamo avuto alti e bassi: il calcio è così, bisogna sapere aspettare. La strada era lunga, sapevamo che con i giovani bisogna avere pazienza".

Il Milan sembra non accusare le vertigini da primo della classe anche se è consapevole che guidare il treno della serie A porta le inseguitrici a dare sempre il massimo contro i rossoneri: "I test sono ogni tre giorni, siamo lì, siamo primi in classifica ma non dobbiamo distogliere l’attenzione dal nostro obiettivo che è arrivare tra le prime quattro. Essere leader è una bella sensazione ed è normale che quando gli avversari ti affrontano moltiplichino tutti le proprie forze" conferma il dt. La prova di ieri contro la Lazio è stata l’ennesima dimostrazione della personalità e caparbietà che contraddistinguono i rossoneri di Pioli: privo di Ibrahimovic, Bennacer e Kjaer, il Milan ha sfoggiato carattere e concentrazione senza farsi distrarre dalla vittoria dei cugini nerazzurri e ha riacceso la vena offensiva di giocatori come Rebic e Calhanoglu: il croato ha ritrovato il gol in Serie A che mancava dal 18 luglio contro il Bologna mentre il turco ha finalmente firmato il ruolino marcatori rossonero in campionato, dopo aver trascinato il Milan in Europa League. Ma se il gruppo macina gioco e risultati l’idea di poter arricchire la rosa nella prossima finestra di mercato appare ancora un’ipotesi non certa, come assicura lo stesso Maldini, pungolato sul nome più caldo del momento, ovvero l’atalantino Gomez: "Il Papu? Adesso parlare di mercato non mi pare il caso. Lui è un giocatore dell’Atalanta e in quel ruolo abbiamo già tante soluzioni: se c’è un ruolo dove non abbiamo necessità è proprio il suo, inoltre non è delicato parlare di un giocatore che non è nostro" chiosa l’ex capitano. Se di mercato non si parla è il campo a raccontare di un Milan partito alla grande e capace di confezionare un rassicurante 2-0 nel primo quarto d’ora di partita, grazie al colpo di testa di Rebic e al rigore realizzato freddamente da Calha, terzo rigorista dopo Ibra e Kessiè, entrambi assenti. Il doppio vantaggio ha però scatenato la furia biancoceleste e la Lazio è riuscita ad accorciare le distanze prima dell’intervallo grazie all’inzuccata di Luis Alberto, cinico nello sfruttare la ribattuta di Donnarumma sul rigore parato a Immobile (per dubbio fallo di Kalulu su Correa). Dopo un primo tempo a due facce, ricco di emozioni ed episodi discutibili, la Lazio ha trovato il 2-2 con uno splendido tiro al volo di sinistro della Scarpa d’Oro Immobile ma un Milan mai domo chiude i giochi con Theo Hernandez: un 3-2 che vale un Natale da capolista.