La gioia di Brahim Diaz, 22 anni, dopo il gol realizzato contro il Liverpool: non è bastato al Milan per evitare la sconfitta contro la corazzata di Klopp
La gioia di Brahim Diaz, 22 anni, dopo il gol realizzato contro il Liverpool: non è bastato al Milan per evitare la sconfitta contro la corazzata di Klopp
di Luca Talotta Risultato negativo, prestazione buona, ma non da parte di tutti. La prima gara in Champions League del Milan dopo sette anni lascia un gusto agrodolce, come quando assapori un piatto che non ti soddisfa pienamente. Perché, al di là della sconfitta, assolutamente preventivabile contro una squadra come il Liverpool, c’è la sensazione che forse qualcosa in più si poteva fare. Soprattutto se qualche elemento avesse offerto una prestazione migliore. Ma l’Europa, si sa, non è l’Italia. Cosa va. Della notte di Anfield c’è comunque da salvare...

di Luca Talotta

Risultato negativo, prestazione buona, ma non da parte di tutti. La prima gara in Champions League del Milan dopo sette anni lascia un gusto agrodolce, come quando assapori un piatto che non ti soddisfa pienamente. Perché, al di là della sconfitta, assolutamente preventivabile contro una squadra come il Liverpool, c’è la sensazione che forse qualcosa in più si poteva fare. Soprattutto se qualche elemento avesse offerto una prestazione migliore. Ma l’Europa, si sa, non è l’Italia.

Cosa va. Della notte di Anfield c’è comunque da salvare parecchio. In primis l’allenatore, Stefano Pioli; un totale esordiente in materia che ha saputo tenere testa ad un vincente come Jurgen Klopp, stratega del calcio moderno. Mai in crisi, sempre composto ed educato, come nel suo stile, forse gli si può imputare di non aver trovato valide alternative in panchina. Ma se ti giri e vedi che non hai Thiago Alcantara, Chamberlain e Mané, tutto diventa più complesso. Maignan non è più una sorpresa, ma chi ha impressionato è stato Rebic, autore di una delle sue migliori prestazioni da quando veste la casacca del Milan. Un gol, un assist e la sensazione che sentisse davvero la partita, suo debutto in Champions League. Bene anche Tomori, che mercoledì ha disputato solo la sua quinta gara nell’Europa che conta: al di la della sfortunata autorete è stato capace di tenere in piedi quasi da solo la baracca. Bene anche Brahim Diaz, la cui "anzianità" da Champions è pari a quella di Tomori (cinque presenze finora anche per lui), sempre più al centro del progetto sportivo di Pioli.

Cosa non va, La mediana rossonera ha patito enormemente quella del Liverpool. Bennacer, al ritorno dopo un periodo di forzato riposo tra covid e scelte tecniche, non è mai riuscito ad entrare in partita e, sulla coscienza, ha anche il tocco di mano che non si è tramutato in gol solo perché Maignan ha parato il rigore a Salah. È in una fase involutiva e si vede, se fosse stato bene fisicamente, Pioli avrebbe continuato a preferirgli Tonali. Ma il discorso fatto per l’algerino vale anche per Kessie: ad Anfield si è vista la brutta copia del Presidente ammirato finora al Milan. Serata difficile, doveva essere il suo palcoscenico internazionale, per mettersi in mostra in vista della prossima estate dove, verosimilmente, si libererà a costo zero dal Milan, ma ha fallito su tutta la linea. Male anche Saelemaekers, che ha pagato lo scotto dell’esordio nonostante la canonica dose di corsa e sostanza, e Leao: il portoghese ha avuto il pregio di offrire l’assist del pareggio a Rebic, ma poi si è spento come spesso gli capita. E su questo Pioli dovrà ancora lavorare, visti soprattutto i continui guai fisici di Ibrahimovic e il ritorno, lento e graduale, di Giroud dopo il covid: la coperta in attacco appare sempre corta.