Theo Hernandez. promosso rigorista per le assenze di Ibra e Kessie festeggia il 2-1
Theo Hernandez. promosso rigorista per le assenze di Ibra e Kessie festeggia il 2-1
di Luca Talotta In altri contesti e in altri momenti storici il 2-2 racimolato ieri dal Milan sul campo della Stella Rossa sarebbe anche potuto apparire come un ottimo risultato. Che lo è, ci mancherebbe, soprattutto se consideriamo che di fronte c’era una squadra prima in classifica, che non perde da 19 giornate e che viaggia con un vantaggio abissale sugli acerrimi nemici del Partizan Belgrado. Ma l’amaro in bocca resta, soprattutto perché la rete del pareggio è giunta a tempo scaduto e con un uomo in più. Merito dei serbi, che ci hanno creduto fino alla fine, ma...

di Luca Talotta

In altri contesti e in altri momenti storici il 2-2 racimolato ieri dal Milan sul campo della Stella Rossa sarebbe anche potuto apparire come un ottimo risultato. Che lo è, ci mancherebbe, soprattutto se consideriamo che di fronte c’era una squadra prima in classifica, che non perde da 19 giornate e che viaggia con un vantaggio abissale sugli acerrimi nemici del Partizan Belgrado.

Ma l’amaro in bocca resta, soprattutto perché la rete del pareggio è giunta a tempo scaduto e con un uomo in più. Merito dei serbi, che ci hanno creduto fino alla fine, ma è innegabile che il demerito dei rossoneri sia forse anche maggiore; il Diavolo non è riuscito a chiudere la partita nonostante l’uomo in più per quasi mezzora, causa l’espulsione di Rodic, ed un tasso tecnico decisamente più elevato. In altri momenti storici, come detto, il 2-2 di Belgrado sarebbe anche potuto apparire come un buon risultato; ma a meno di tre giorni dal derby contro l’Inter, che potrebbe segnare la stagione, e soprattutto dopo la debacle netta di La Spezia sabato scorso, è innegabile che un piccolo campanello di allarme in casa Milan sia suonato.

Vero l’ampio turnover messo in pratica da Pioli, vero anche che la convinzione di non voler affaticare i giocatori migliori (Ibrahimovic tutto il tempo seduto in panchina, qualche minuto e nulla più per Calhanoglu, metà gara per Leao) abbia privato il tecnico forse di maggiore qualità. Ma il non riuscire a chiudere le gare, con quell’istinto killer che era sembrato fino a prima di Natale una delle armi in più di questo Milan, lascia qualche dubbio: domenica, di fronte all’Inter, servirà sicuramente più cattiveria e convinzione.

Ma domenica il Milan non avrà ancora una volta Bennacer, uscito dopo poco più di mezz’ora di gioco per un guaio muscolare, lui che era appena rientrato da un altro problema fisico che l’aveva tenuto lontano dai campi di gioco per diversi mesi; e Pioli spera tanto che possa andare in campo un Romagnoli differente, il cui fallo di mano in area di rigore ha permesso alla Stella Rossa di rientrare in gara. Buona la performance di Theo Hernandez, cecchino dal dischetto e motorino instancabile sulla fascia, così come Donnarumma capace di tenere a galla il Diavolo sullo 0-0 con due interventi da campione. Non resta che archiviare il 2-2 di ieri sera (che comunque offre ampi margini di qualificazione agli ottavi di finale di Europa League ai rossoneri, ritorno a San Siro programmato per giovedì prossimo) e gettarsi a capofitto nel derby di domenica (ore 15). Lì dove Pioli riabbraccerà i vari Calabria, Kjaer, Saelemaekers, Calhanoglu e Ibrahimovic, anche se rimane da chiedersi se il calo patito da questo Diavolo tra gennaio e febbraio sia una questione di uomini o, forse, più fisica e psicologica. Con l’incognita di avere pochissimo tempo a disposizione per poter stilare un referto accurato.