di Luca Talotta Pioli si nasconde, dribbla le domande ‘scomode’ e rispedisce la palla al mittente. Ma nel contempo sa benissimo che il derby di stasera, per il suo Milan e per lui stesso, sarà un banco di prova fondamentale per capire a che grado di maturazione sono arrivati questa squadra, questo progetto, questo sogno. Troppo fresco il dolore dell’ultimo derby perso lo scorso 21 febbraio, sia per il risultato (0-3), sia perché di fatto concesse all’Inter la fuga...

di Luca Talotta

Pioli si nasconde, dribbla le domande ‘scomode’ e rispedisce la palla al mittente. Ma nel contempo sa benissimo che il derby di stasera, per il suo Milan e per lui stesso, sarà un banco di prova fondamentale per capire a che grado di maturazione sono arrivati questa squadra, questo progetto, questo sogno. Troppo fresco il dolore dell’ultimo derby perso lo scorso 21 febbraio, sia per il risultato (0-3), sia perché di fatto concesse all’Inter la fuga decisiva verso lo Scudetto. Oggi l’obiettivo per il Milan sarà duplice: provare a spedire i nerazzurri a -10 e dare uno schiaffo psicologico importante. Questo quello che sogna Pioli, perché invece in caso di ko i nerazzurri si ritroverebbero a -4, ad un tiro di schioppo da un Diavolo apparso in difficoltà contro il Porto non tanto dal punto di vista fisico, quanto psicologico: "L’intenzione è assolutamente quella di vincere – ha detto ieri Pioli, che poi ha cercato subito di abbassare i toni provando a mettere pressione sui cugini – ma è l‘Inter la favorita, perché sa cosa ci vuole per continuare a vincere".

Ma questo Milan è stato costruito proprio per provare a tornare in auge prima in Italia, poi in Europa. E l’occasione di quest’anno è troppo ghiotta per lasciarsela scappare: percorso quasi netto nelle prime 11 giornate di Serie A, dieci vittorie ed un pareggio allo Juventus Stadium. Vale a dire quasi un terzo delle gare disputate già in archivio, il che nobilita ancora di più quanto fatto finora dal gruppo e da Pioli (pronto il rinnovo per il tecnico, che potrebbe essere annunciato nelle prossime settimane). E poi la campagna europea, non troppo brillante, potrebbe convogliare sul campionato quelle energie fisiche e mentali che l’anno scorso ai rossoneri sono decisamente mancate per piazzare la zampata e portare a casa uno Scudetto che manca ormai dal 2011. Anno in cui, in rossonero, c’era Ibrahimovic, alla sua prima avventura al Milan; uno che all’Inter in carriera ha già segnato dieci reti in 17 gare. Nel già citato anno dello Scudetto, stagione 20102011, fu lui a decidere il match del 14 novembre (1-0, ma era l’Inter a giocare in casa) mentre dovette saltare per squalifica il ritorno. Era un altro Milan, era un’altra Inter. Ma Ibra è ancora lì: "E’ un fenomeno, sta bene ed è motivato" la chiosa di Pioli. Che stasera cercherà di capire quanto è cresciuto questo suo giovane Diavolo.