di Luca Talotta Dalla formazione obbligata all’abbondanza di alternative, nella speranza di mandare in campo la miglior squadra possibile. E, sullo sfondo, una gara che potrebbe estromettere dalla corsa Champions una diretta inseguitrice. Ci sono tanti ingredienti nel Milan-Napoli di questa sera: dall’amarcord per il ritorno a San Siro di Rino Gattuso alla voglia di continuare a mettere pressione all’Inter, dalla corsa alla Champions di quel Pioli che solo una volta, sei anni fa, riuscì alla guida della Lazio a centrare...

di Luca Talotta

Dalla formazione obbligata all’abbondanza di alternative, nella speranza di mandare in campo la miglior squadra possibile. E, sullo sfondo, una gara che potrebbe estromettere dalla corsa Champions una diretta inseguitrice. Ci sono tanti ingredienti nel Milan-Napoli di questa sera: dall’amarcord per il ritorno a San Siro di Rino Gattuso alla voglia di continuare a mettere pressione all’Inter, dalla corsa alla Champions di quel Pioli che solo una volta, sei anni fa, riuscì alla guida della Lazio a centrare l’obiettivo grosso alla voglia di proseguire sulle ali dell’entusiasmo lasciato dopo l’1-1 dell’Old Trafford contro il Manchester United. Eppure sono passati appena dieci giorni dall’1-1 interno maturato contro l’Udinese. Un pareggio che lasciò un umore nero, cupo e negativo, un pessimismo derivante da una prestazione deludente e le tantissime assenze. Poi la vittoria di Verona e il già citato pareggio in terra inglese, con conseguente ritorno di fiducia per una formazione estremamente giovane e, di conseguenza, naturalmente umorale. Ora il Napoli, altro test di grande importanza al quale il Milan arriva con tre recuperi importanti, vale a dire quelli di Rebic, Calhanoglu e Theo Hernandez. In un’infermeria che rimane comunque stracolma: "Gli acciaccati sono Calabria e Romagnoli, per Ibra, Mandzukic e Bennacer bisognerà aspettare la prossima settimana". È il rientro di Calhanoglu la notizia che potrebbe portare sorrisi e, si spera, qualcosa in più alla manovra rossonera. Negli schemi di Pioli il turco è indispensabile e basta guardare i dati relativi alla media gol del Milan per capirlo: con Calhanoglu in campo è di due reti a partita, senza di lui scende a 1.4. Non a caso la dirigenza pare aver trovato finalmente la quadratura del cerchio anche per il rinnovo del contratto del calciatore, in scadenza a giugno: il nuovo accordo prevederà un’intesa fino al 2025 per uno stipendio da quattro milioni di euro all’anno. Dati, numeri, che confermato la necessità di riappropriarsi dei giocatori di maggior spessore; anche se l’evoluzione di questa squadra ha portato moltissimi elementi ad avere una mentalità differente rispetto all’inizio: "Ibra è il nostro faro - l’ammissione di Pioli - ma il Milan è dipendente dal nostro gioco non da lui. E i leader sono tanti perché riconosciamo un certo modo di stare in campo". E con tanti leader in squadra, in campo chi ci va? "Chi sta meglio fisicamente e mentalmente" ha tagliato corto Pioli. Per il quale i dubbi sono ancora tre e verranno sciolti solo stamattina: Castillejo in pole al posto di Saelemaekers, Calhanoglu in vantaggio su Diaz e Krunic su Rebic.