di Luca Talotta Amore, riconoscenza e anche un pizzico di emozione da una parte, voglia di riscatto e rinascita immediata dall’altra. Gli ingredienti di Genoa-Milan di stasera sono tutti qui, gli attori protagonisti sono tanti: Shevchenko da una parte, dall’altra Maldini reduce ieri dalla trasferta a Montecarlo dove ha ritirato il Golden Foot. Amici nemici per una sera, abbracci e baci che lasceranno subito spazio alla contesa. Ma anche Tomori, il rientro in difesa dei rossoneri più atteso (sette gol subiti in due sole...

di Luca Talotta

Amore, riconoscenza e anche un pizzico di emozione da una parte, voglia di riscatto e rinascita immediata dall’altra. Gli ingredienti di Genoa-Milan di stasera sono tutti qui, gli attori protagonisti sono tanti: Shevchenko da una parte, dall’altra Maldini reduce ieri dalla trasferta a Montecarlo dove ha ritirato il Golden Foot. Amici nemici per una sera, abbracci e baci che lasceranno subito spazio alla contesa. Ma anche Tomori, il rientro in difesa dei rossoneri più atteso (sette gol subiti in due sole partite senza di lui); e poi Stefano Pioli, che dopo due sconfitte consecutive non ha nessuna intenzione di essere avvicinato al suo predecessore, quel Giampaolo che ancora oggi rappresenta il punto più basso della recente storia del Milan. Non a caso il tecnico abruzzese è stato l’ultimo a inanellare la poco invidiabile serie di tre sconfitte del Milan, a settembre 2019. No, Pioli vuole ritrovare il suo Diavolo e il suo gioco, quella squadra spumeggiante paradossalmente nata lo scorso 8 marzo 2020, giorno del ko a San Siro proprio contro il Genoa (1-2), sconfitta che segnò l’inizio della rinascita del Milan.

Ma di perdere, oggi, nessuno ha voglia. Anzi, per centrare il risultato pieno Pioli si affiderà ai suoi titolarissimi: da Maignan a Theo Hernandez, da Kjaer al rientrante Tomori e, ovviamente, Ibrahimovic. Lo svedese ha già segnato cinque reti al Grifone, l’ultima delle quali proprio in quella sfida di San Siro pre pandemia che sancì la sconfitta dei rossoneri. Da lì, una volta per infortunio e un’altra per squalifica, non è più riuscito ad affrontare il Genoa; oggi, invece, la sua presenza in campo è una necessità, perché lì davanti la coperta è corta. Con Giroud e Rebic infortunati, infatti, l’unica alternativa è quel Pellegri che, ad oggi, appare ancora come un corpo estraneo in questa squadra.

E poi bisogna rispondere a Inter e Napoli: i cugini nerazzurri si sono rifatti sotto e ora si trovano ad una sola lunghezza dai rossoneri. I partenopei, invece, con il 4-0 rifilato alla Lazio sono tornati primi in solitaria, ma oggi affronteranno quel Sassuolo che ha distrutto il Milan a casa sua: come dire, giochi ancora estremamente aperti, anche per chi vuole recitare il ruolo di leader della classifica. Pioli, fresco di rinnovo del contratto, dovrà agire più da psicologo. Perché ancora riecheggiano a Milanello le sue parole dopo la vittoria a Madrid contro l’Atletico e prima di Milan-Sassuolo: "Le medie squadre dopo una grande partita si accontentano, affrontano l’impegno successivo con superficialità. Le grandi squadre invece approfittano del momento positivo per andare ancora più forte".