di Luca Talotta Superare Ibrahimovic e sfidare l’impossibile. Se ti chiami Mario Mandzukic puoi fare anche questo. E, perché no, puoi anche avere la sana presunzione di poter superare una maledizione che dura ormai da quasi dieci anni. Da ieri Mandzukic è ufficialmente un giocatore del Milan. Il croato, che era svincolato, ha firmato un contratto con i rossoneri fino al 30 giugno con possibilità di rinnovo in caso di qualificazione alla Champions. Già, il ritorno nell’Europa che conta di...

di Luca Talotta

Superare Ibrahimovic e sfidare l’impossibile. Se ti chiami Mario Mandzukic puoi fare anche questo. E, perché no, puoi anche avere la sana presunzione di poter superare una maledizione che dura ormai da quasi dieci anni. Da ieri Mandzukic è ufficialmente un giocatore del Milan. Il croato, che era svincolato, ha firmato un contratto con i rossoneri fino al 30 giugno con possibilità di rinnovo in caso di qualificazione alla Champions. Già, il ritorno nell’Europa che conta di questo povero Diavolo; martoriato da anni di monotono galleggiamento nei medi meandri di una modesta Serie A, che ora si ritrova primo in classifica grazie ad una banda di giovani e spensierati ragazzini riunitasi sotto il cappello protettivo del 40enne Ibrahimovic. Il quale, ora, avrà al suo fianco il 34enne Mandzukic, uno che in carriera ha vinto tanto e che quindi sa come e cosa bisogna fare per tornare sul tetto d’Italia e non solo.

E per oggi è atteso l’arrivo al Diavolo di Fikayo Tomori dal Chelsea, in prestito con diritto di riscatto fissato a 30 milioni: energia e qualità per la difesa di Pioli. Mandzukic è l’altro cattivo che arriva, al fianco di Ibra; indossando quella maglia numero 9 che tanta paura fa agli attaccanti che sono transitati da Milanello dal 2012 in poi, dal post era Pippo Inzaghi: "Sarà un onore indossarla" ha detto il croato. Che, in cuor suo, sa che le maledizioni servono proprio per essere smentite. E dunque eccolo andare oltre Ibra; già, perché Zlatan poteva prenderla, la numero 9, ma optò per la 11. Per paura? Forse, o forse no. Mandzukic invece l’ostacolo non lo aggira, lo affronta. E si accaparra il numero del centravanti vero. Lui che, in carriera, ha indossato la numero 17 (oggi di Leao) e 18 (sulle spalle di Meité), oltre alla 9 che ha avuto per due anni al Bayern e uno all’Atletico. Risultato: dieci titoli vinti, tra i quali una Champions e una Coppa del Mondo per club. La maledizione della maglia numero 9 del Milan, ma non solo.

Perché nel calcio ce ne sono davvero tanti di sortilegi: dalla numero 7 dello United, che dopo Cristiano Ronaldo (e prima di lui Best, Robson, Cantona e Beckham) nessuno è più riuscito a darle lustro, agli infiniti secondi posti del Bayer Leverkusen nei primi primi 2000; ma anche il tabù Champions per Ibrahimovic e le tre finali perse da Buffon, i 100 anni di maledizione lanciati da Bela Guttmann al Benfica che ancora perdurano e i 30 anni di attesa per tornare a vincere la Premier da parte del Liverpool.