I complimenti sono arrivati dal presidente del Consiglio, Mario Draghi: "La dedizione, la professionalità e il talento dimostrato dagli atleti paralimpici italiani è fonte di grande orgoglio e ispirazione per tutto il Paese". Il premier accoglierà a Palazzo Chigi tutti gli atleti medagliati a Tokyo, al ritorno dalla spedizione giapponese. Ci saranno anche Elisabetta Mijno e Stefano Travisani, che ieri hanno centrato l’argento nel tiro con l’arco nel ricurvo open mixed team, battuti solo in...

I complimenti sono arrivati dal presidente del Consiglio, Mario Draghi: "La dedizione, la professionalità e il talento dimostrato dagli atleti paralimpici italiani è fonte di grande orgoglio e ispirazione per tutto il Paese". Il premier accoglierà a Palazzo Chigi tutti gli atleti medagliati a Tokyo, al ritorno dalla spedizione giapponese.

Ci saranno anche Elisabetta Mijno e Stefano Travisani, che ieri hanno centrato l’argento nel tiro con l’arco nel ricurvo open mixed team, battuti solo in finale dai russi Sidorenko e Smirnov allo Yumenoshima Park Archery Field di Tokyo.

"Dico sempre che l’argento è una medaglia purtroppo persa, ma alla prima Paralimpiade, con tante emozioni, va bene così", ha detto Stefano Travisani, meno esperto della compagna di squadra Elisabetta Mijno che per la terza volta consecutiva è salita sul podio: "Lo dovevo alla mia squadra, a tutti e a me stessa". Piemontese di Moncalieri, 35 anni, la Mijno è una delle veterane: vinse l’argento a Londra e il bronzo a Rio, si ispira a Josefa Idem e oltre ad essere un eccellente atleta è un medico chirurgo al Cto di Torino, specializzata in chirurgia della mano. Rimase paraplegica all’età di cinque anni a causa di un incidente stradale. Ha iniziato a tirare con l’arco quando ne aveva dieci.

Stefano Travisani, 46 anni tra pochi giorni, è un architetto milanese, anche lui si è visto cambiare la vita da un incidente, in bicicletta sull’appennino modenese sei anni fa. Scoprì il tiro con l’arco mentre faceva la riabilitazione, consigliato da un perché è un esercizio che rafforza il tronco e viene spesso proposto a chi deve recuperare la funzionalità. Aveva provato anche con scherma, basket e paracanoa, ma l’insistenza di un istruttore del centro di Monte Catone, dove tante vite sono state ricostruite con l’aiuto delle protesi, gli fece prendere la direzione sportiva giusta.

"Dobbiamo dire bravi a Elisabetta e Stefano, agli altri atleti che hanno raggiunto il podio come Maria Andrea Virgilio ed Enza Petrilli, ma il nostro ringraziamento va anche a tutto il resto della squadra e a tutto lo staff tecnico. Abbiamo preparato una squadra che è venuta a Tokyo per vincere e alla fine abbiamo vinto", esulta legittimamente il presidente della Fitarco Mario Scarzella: "Peccato che non siano tutti qui, perché una parte del gruppo è dovuta ripartire per l’Italia. Avrei voluto festeggiare con tutti. Il fatto che questo argento nel misto sia la medaglia numero 200 dell’Italia alle Paralimpiadi ci fa ulteriormente piacere".

d. r.