Mick Schumacher, 22 anni, al debutto in F1 dopo aver vinto F3 e Formula 2
Mick Schumacher, 22 anni, al debutto in F1 dopo aver vinto F3 e Formula 2
di Leo Turrini C’era una volta uno Schumacher che correva sempre per arrivare primo. Adesso ce n’è un altro che, per cominciare, si accontenterà di non arrivare ultimo. Curiosa, affascinante e intrigante è la storia di Schumi 2. Ieri è stata ufficialmente presentata la Haas, la macchina motorizzata Ferrari con la quale il figlio della Leggenda debutterà in Formula Uno. Ma le aspettative sono limitatissime. "Abbiamo deciso di...

di Leo Turrini

C’era una volta uno Schumacher che correva sempre per arrivare primo. Adesso ce n’è un altro che, per cominciare, si accontenterà di non arrivare ultimo. Curiosa, affascinante e intrigante è la storia di Schumi 2. Ieri è stata ufficialmente presentata la Haas, la macchina motorizzata Ferrari con la quale il figlio della Leggenda debutterà in Formula Uno. Ma le aspettative sono limitatissime.

"Abbiamo deciso di rinunciare allo sviluppo della vettura – ha spiegato Gunther Steiner, italiano dell’Alto Adige capo del team americano –. È una scelta razionale, concentriamo le risorse sul progetto per il 2022, quando cambieranno le regole. A Mick e al suo compagno, il russo Mazepin, chiediamo soltanto di fare esperienza per l’anno che verrà".

Onesto, però non proprio esaltante, eh.

NO PAURA. Comunque, Schumi junior è felice e non vede l’ora di cominciare l’avventura. Suo padre disputò il Gp dell’addio in Brasile, nel 2012.

"Il cognome non mi pesa assolutamente, anzi, portarlo è un onore ed uno stimolo, la storia di papà mi motiva ogni giorno – ha detto Mick –. So che dovrò sfruttare ogni occasione per imparare e sono pronto ad affrontare il campionato con grande umiltà. Mi piace vedere il numero 47 sulla vettura e sono ansioso di conoscerne il potenziale già nei test della prossima settimana in Bahrain. Il primo obiettivo è stare davanti al mio compagno Mazepin, ci sfidiamo da quando eravamo adolescenti, so che è un tipo competitivo. Poi mi auguro di recuperare posizioni nell’arco della stagione. Le scelte della Haas sulla mancanza di sviluppi non mi preoccupano, tocca a me costruire un bel rapporto con la squadra".

L’AFFETTO. Chiamarsi Schumacher e fare il mestiere di pilota significa anche scoprire ogni giorno l’unicità del genitore sette volte campione del mondo. Sentite questa.

"La Haas ha un rapporto di collaborazione molto intensa con la Ferrari – ha raccontato Mick –. Nel mio nuovo team lavorano ingegneri e meccanici di Maranello che hanno lavorato con papà. Mi hanno accolto in fabbrica con un affetto incredibile. Uno di loro si ricordava di me da bambino: beh, mi ha abbracciato così forte che quasi mi stritolava... ".