Corsi e ricordi. La seconda tappa la vince un debuttante belga, Tim Merlier, regalando al suo Paese un successo allo sprint che al Giro mancava dal 2010: l’ultimo a riuscirci era stato il compianto Wouter Weylandt, ricordato da Merlier sul traguardo, e prima del via dal gruppo, nel decennale della tragica scomparsa sulle strade rosa....

Corsi e ricordi. La seconda tappa la vince un debuttante belga, Tim Merlier, regalando al suo Paese un successo allo sprint che al Giro mancava dal 2010: l’ultimo a riuscirci era stato il compianto Wouter Weylandt, ricordato da Merlier sul traguardo, e prima del via dal gruppo, nel decennale della tragica scomparsa sulle strade rosa. Novara si conferma città aperta ai fiamminghi: l’unico precedente risale al 1968, quando un certo Eddy Merckx si impose nella prima tappa, aprendo la sua epopea nei grandi giri.

Merlier con uno sprint perfetto festeggia il primo centro in una grande corsa a tappe. Non di primo pelo (28 anni), ex campione nazionale, il belga è un altro di quelli che si sono fatti le ossa nel cross. E’ fidanzato con Cameron Vandenbroucke, figlia del campione scomparso, ciclista pure lei. In assenza di Van der Poel, è il leader di un team senza uomini da classifica: tocca a lui vincere le tappe e alla prima occasione lo fa. La prima di Merlier lascia con l’amaro in bocca gli italiani: nella sua scia chiudono Nizzolo, sempre a un passo dalla prima gioia rosa, e Viviani, che se la gioca fino in fondo. Alle loro spalle si rivede Groenewegen, che due giorni fa ha finito di scontare i nove mesi di stop per aver spedito contro le transenne in Polonia il connazionale Jakobsen, che ancora ne porta i segni dopo esser finito pure in coma. L’olandese transita un attimo prima che contro i cartelloni pubblicitari finisca Gaviria, ma qui non c’è colpa altrui: è il colombiano a tamponare il connazionale Molano. Da sottolineare la cura dell’organizzazione nel preparare la zona traguardo: con le transenne che ci sono in Italia, anche in Polonia si sarebbe evitato il peggio.

a. cos.