Il king del Queen’s si chiama Berrettini. Il tennista romano numero 9 al mondo firma l’impresa, confermando il suo ruolo di favorito come testa di serie 1, e così per la prima volta nell’albo d’oro di una delle prove con maggiore tradizione a livello mondiale si legge il nome di un italiano. Venticinque anni, allievo di Vincenzo Santopadre, ha battuto in 3 set, 6-4, 6-7, 6-3, in un’ora e 58, il britannico Cameron Norrie. Per Matteo, nato e cresciuto nella capitale, ma tifoso della Fiorentina grazie alla passione trasmessa dal toscanissimo nonno paterno, si tratta del quinto titolo in carriera, il primo a livello “500”, su sette finali, tre solo in questa stagione (ha vinto quella di Belgrado e ha perso quella del...

Il king del Queen’s si chiama Berrettini. Il tennista romano numero 9 al mondo firma l’impresa, confermando il suo ruolo di favorito come testa di serie 1, e così per la prima volta nell’albo d’oro di una delle prove con maggiore tradizione a livello mondiale si legge il nome di un italiano. Venticinque anni, allievo di Vincenzo Santopadre, ha battuto in 3 set, 6-4, 6-7, 6-3, in un’ora e 58, il britannico Cameron Norrie. Per Matteo, nato e cresciuto nella capitale, ma tifoso della Fiorentina grazie alla passione trasmessa dal toscanissimo nonno paterno, si tratta del quinto titolo in carriera, il primo a livello “500”, su sette finali, tre solo in questa stagione (ha vinto quella di Belgrado e ha perso quella del “1000” di Madrid, entrambe sulla terra).

Berrettini, approdato all’ultimo atto senza perdere nemmeno un set, è stato il secondo finalista italiano in questo torneo 23 anni dopo Laurence Tieleman (1998). Nel primo incrocio con Norrie è stato l’azzurro, nel quinto gioco, a procurarsi con un’accelerazione di diritto la prima palla-break, convertita grazie a un doppio fallo - il secondo nel game - dell’avversario, 25 anni anche lui, nato a Johannesburg, ma di passaporto britannico. Un break confermato da Berrettini (4-2), che poi grazie a un errore di diritto del mancino britannico e a un altro doppio fallo si è trovato 15-30 nel settimo gioco, ma Norrie si è cavato d’impaccio con alcune buone prime di servizio. Matteo comunque nei suoi turni non ha concesso chance a Norrie, nonostante le risposte in contenimento e i tentativi dell’avversario di farlo scambiare il più possibile, e ha conservato il prezioso vantaggio, incamerando la prima frazione (6-4) dopo 33 minuti di gioco grazie ad una prima ad uscire solo toccata dal rivale.

Nel secondo set l’hanno fatta da padrone i servizi (più incisivo anche quello del britannico rispetto al primo parziale) fino al 4-3 Norrie, quando il romano si è trovato sotto 15-30, ma ha saputo con lucidità piazzare tre punti e agganciare il rivale sul 4-4.

E nel nono game il momento di difficoltà è stato per il beniamino del pubblico locale (in tribuna però, in prima fila, anche una bandiera tricolore con scritto “Forza Matteo, daje” e dagli spalti sono arrivati più di una volta incitamenti in italiano), bravo comunque a fronteggiare due chance di break consecutive, le prime del set.

Supermatteo, però, non ha sentito pressione e sia sul 4-5 che sul 5-6 (anche se è stato 15-30, ma con due ace ha messo le cose a posto) ha tenuto il turno rendendo necessario il tie-break (quinto anno di fila che capita al Queen’s). Dove un errore di diritto di Matteo, su una risposta aggressiva dell’inglese, è valso il mini-break che ha spinto sul 2 a 0 Norrie, bravo a mantenere il vantaggio (4 a 1 e 6 a 3) e, dopo che l’azzurro ha annullato i primi due set-point, a sfruttare il terzo, spingendo con il diritto sul rovescio del capitolino, la cui palla è finita lunga, così da portare la sfida alla terza partita. Anche nel set decisivo, sul 3-2 per Berrettini, il mancino d’oltremanica ha saputo cancellare due palle-break consecutive. Il break per l’azzurro è arrivato però nell’ottavo gioco, quando Norrie è stato avanti 40-0, ma Berrettini è stato capace di piazzare cinque punti di fila (l’avversario ha anche commesso un doppio fallo) per il 5-3. E con autorità ha chiuso, procurandosi il primo match point, subito convertito con un’altra prima di servizio ingiocabile, diventando il primo azzurro a trionfare sui campi della Regina, trampolino di lancio per Wimbledon. “Daje Matteo“ missione compiuta, con tanti complimenti via Twitter anche dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi.

R.S.