Giuseppe Tassi

Chi ha visto ‘Notte azzurra’, qualche sera fa su Rai1, ha capito meglio il segreto della Nazionale di Mancini. La squadra che viaggia a suon di record (22 vittorie e 7 pareggi su 31 gare giocate) ha lo stesso cemento umano del gruppo di Bearzot e un tasso di giocosità e simpatia perfino superiore. Dal superveterano Chiellini alla recluta Raspadori ho visto facce pulite, volti sorridenti e grati per essere parte di questa squadra che dispensa spettacolo ed emozioni. Gioca con il piacere di farlo l’Italia di Mancini e ciascuno dei ventisei convocati è conscio di poter recitare un ruolo importante nel mese europeo che va a incominciare.

Certo, dietro le quinte saranno scomparsi i sorrisi di Mancini, Pessina e Politano scaricati in extremis a vantaggio di Toloi, Cristante e Raspadori. Ma le scelte del Ct fatte sul doppio binario, umano e tecnico, sono difficili da contestare. Come i suoi grandi predecessori preferisce portare un gregario convinto del progetto (ricordate la mania di Sacchi per Mussi?) che una stellina (vedi Kean) che stride nel delicato equilibrio del gruppo.

Fra i più gioviali di ‘Notte azzurra’ c’erano i due centravanti e compagni di camera Immobile e Belotti: tanti sorrisi e nessun veleno. Sanno che l’Europeo é un pezzo importante di carriera. E che dal nulla può spuntare un nuovo Pablito. Che si chiama Raspadori.