SEGA DI ALA (VERONA)

Dice male la tappa numero 17 del Giro ai grandi convalescenti: Bernal ci rimette un po’ di vantaggio, Nibali ed Evenepoel un po’ di salute. Sia lo Squalo che il belga, a una trentina di chilometri dal traguardo, cadono in discesa mentre rientrano sul gruppo dei big: il siculo picchia la spalla destra, la stessa del polso fratturato il mese scorso, il bimbo prodigio inchioda per evitare il groviglio e vola oltre il guard rail, rovinandosi gomito e avambraccio. Arrivano con distacchi abissali e proseguono per l’ospedale. Con loro c’è anche Ciccone, che dallo stesso incidente esce con mano, schiena e bacino doloranti: nessuna frattura né lui né per Nibali, ma solo stamattina si saprà se ripartiranno.

Mentre succede tutto questo, Dan Martin sta andando a cogliere il primo successo al Giro: a 34 anni, il nipote di Roche, che in carriera ha una Liegi e un Lombardia in bacheca, entra così nel club di chi ha fatto centro in tutte le grandi corse a tappe. Impresa vera, la sua: quando si muove con altri diciotto coraggiosi, al traguardo mancano ancora 150 chilometri: gli ultimi dieci li fa da solo, vincendo la resistenza di Moscon e Pedrero. Non è con lui, ma arriverà con i più bravi Ulissi, il vero intruso in una tappa che rilancia Almeida e boccia chi, come Carthy e Bardet, aspettava le montagne per dire la sua.

a. cos.