di Gianmarco Marchini Solida ma, allo stesso tempo, leggera. L’Austria del ct Franco Foda - tedesco di padre veneziano - è un ostacolo spigolosissimo nascosto dietro un velo di apparente squadretta: l’effervescente Italia di Mancini se lo troverà di fronte a Wembley, sulla strada che porta ai quarti di finale. Se non si presta la dovuta attenzione, il rischio di rovinarci contro è concreto. L’ha scoperto a suo spese l’Ucraina di Andryi Shevchenko a cui ieri sarebbe...

di Gianmarco Marchini

Solida ma, allo stesso tempo, leggera. L’Austria del ct Franco Foda - tedesco di padre veneziano - è un ostacolo spigolosissimo nascosto dietro un velo di apparente squadretta: l’effervescente Italia di Mancini se lo troverà di fronte a Wembley, sulla strada che porta ai quarti di finale. Se non si presta la dovuta attenzione, il rischio di rovinarci contro è concreto. L’ha scoperto a suo spese l’Ucraina di Andryi Shevchenko a cui ieri sarebbe bastato un pareggio per qualificarsi come seconda. E, invece, agli ottavi ci vanno gli austriaci, per la prima volta nella loro storia. Della serie: da qui in avanti, ogni cosa è in più. Una leggerezza pericolosissima per gli azzurri, più dei singoli avversari, che - formazione alla mano - non sono certo il ’Wunderteam’ che un secolo fa dispensava un calcio-meraviglia.

Assemblata con i bulloni di un 3-5-2 che più spesso diventa un 5-3-2, la Nazionale austriaca è un concentrato di sostanza. Due vittorie contro Macedonia del Nord e Ucraina, e una sconfitta (preventivata) con l’Olanda fuoriserie nel girone. Quattro gol fatti e tre subiti. Un coro di soldati per sopperire all’assenza di un vero solista assoluto. L’unica star è in difesa e indossa la fascia di capitano: quel David Alaba, ex colonna del Bayern Monaco passato da poche settimane al Real Madrid per coprire il vuoto lasciato da Sergio Ramos. In una Nazionale poco estetica, ma tanto tanto concreta, gli unici lampi di estro sono di Marko Arnautovic e Christoph Baumgartner. Il primo lo conosciamo bene perché arrivò giovanissimo in Italia, in un anno storico: il 2010. Tre partite con la maglia dell’Inter e il ruolo di comparsa tra gli eroi del triplete. "Non dirò mai di averlo vinto", disse il ragazzino, oggi 32enne, a cui non è mai mancata la personalità. Semmai il difetto è stato averne troppa. Il suo riscatto nel calcio che conta è passato dal Werder Brema, poi il West Ham e lo Stoke in Premier: ora gioca nello Shanghai Sipg, ma da settimane il suo nome viene accostato al Bologna. Dopo il gol alla Macedonia, Marko ha fallito ieri clamorosamente il 2-0 con l’Ucraina. Errore che non passerà alla storia, grazie alla zampata di Baumgartner sufficiente per il passaggio del turno. "L’Italia non perde da una vita, ma arriverà questo momento prima o poi", diceva ieri Foda lanciandosi nella più classica delle ’gufate’.