Roberto Mancini, 56 anni: contro la Bulgaria, l’Italia ha concretizzato poco in avanti e non è bastata la perla di Chiesa per vincere
Roberto Mancini, 56 anni: contro la Bulgaria, l’Italia ha concretizzato poco in avanti e non è bastata la perla di Chiesa per vincere
di Paolo Franci Dice, il presidente del Coni Giovanni Malagò: "Con Mancini due più due fa sempre quattro", invitando all’ottimismo – ci mancherebbe – prima della Svizzera. In realtà però, nella questione strettamente numerica, il Mancio da tre anni cerca disperatamente di fare in modo che due più due faccia nove per rimediare all’unico insoluto della sua gestione: il Centravanti. E non l’abbiamo mica scritto con la maiuscola a caso. Dall’illusione di riuscire a (ri)bonificare il talento di Balotelli, fino al miglior attaccante al mondo nel giocare contromano rispetto all’affresco tecnico manciniano...

di Paolo Franci

Dice, il presidente del Coni Giovanni Malagò: "Con Mancini due più due fa sempre quattro", invitando all’ottimismo – ci mancherebbe – prima della Svizzera. In realtà però, nella questione strettamente numerica, il Mancio da tre anni cerca disperatamente di fare in modo che due più due faccia nove per rimediare all’unico insoluto della sua gestione: il Centravanti.

E non l’abbiamo mica scritto con la maiuscola a caso. Dall’illusione di riuscire a (ri)bonificare il talento di Balotelli, fino al miglior attaccante al mondo nel giocare contromano rispetto all’affresco tecnico manciniano – Immobile – che certo non è non è mai stato e mai sarà l’attaccante ideale per questa squadra. Piaccia o no e a dispetto di una prolificità monstre, anche se meriterebbe una statua per impegno e sacrificio. Tutto questo mentre Belotti aveva dato segnali da limousine del gol per poi rientrare rapidamente nella norma e fare la riserva di Ciro.

Eppoi tutti gli altri che sono passati, da Ciccio Caputo e Quagliarella fino a Lasagna e Pavoletti. L’ha detto il ct: vincere l’Europeo non era previsto, perchè l’obiettivo era vincere il Mondiale, quindi a lungo termine. Poi tutto s’è accorciato, meravigliosamente. E ora serve che due più due faccia nove più in fretta possibile.

Le opzioni ci sono, certo, sperando che arrivi il botto. Non è un mistero che il centravanti designato per il Qatar, secondo i piani del Mancio fosse Moise Kean. Ma un grande giocatore lo vedi dal collo in su, diceva Christian Panucci di un suo compagno. E se la tecnica e il fisico hanno assistito Moise fino ai 17 gol complessivi nel Psg, il Mancio aspetta ancora la svolta comportamentale che glielo consegni concentrato e professionale al massimo. Se Moise ci riesce la maglia è sua.

Chi ha testa, cuore, talento e professionalità al top è Giacomo Raspadori. Il ct va pazzo per questo giovinotto del Sassuolo. E non è difficile capire perché l’abbia convocato all’Europeo: l’idea è quello di fargli fare esperienza a rullo in vista del Qatar, chiaro. E se quest’anno s’impenna in zona gol, eccolo qui il titolare. C’è poi Scamacca, un altro di quelli che deve fare in modo che gol e talento esagerato facciano rima con la testa giusta. Chi invece è stato martellato dalla sfortuna (leggi: infortuni a raffica) è Pietro Pellegri. Se ne parla da una vita, ma ha solo 20 anni e le armi di talento non convenzionale per rapire l’attenzione del Mancio. Occhio che con Pioli può rinascere.

Prendete poi il taccuino e appuntatevi questi nomi: Seba ’bum bum’ Esposito, talento classe 2002 che quest’anno gioca a Basilea e in 406 minuti ha già messo a segno 4 gol. Poi c’è Samuele Mulattieri, altro interista che ha segnato 4 gol in tre partite a Crotone. Non si può dimenticare “the new Bobo Vieri“, Roberto Piccoli (2001) dell’Atalanta e gol decisivo contro il Toro alla prima di campionato. Eppoi Elia Petrelli, ventenne romagnolo del Genoa che prova a sfondare con l’Ascoli. Troppo acerbi per puntare al Qatar? E che si diceva un paio d’anni fa di Zaniolo e Barella?