Roberto Mancini accarezza una delle bambine ospiti dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù, al quale ieri la nazionale azzurra ha fatto visita
Roberto Mancini accarezza una delle bambine ospiti dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù, al quale ieri la nazionale azzurra ha fatto visita
di Paolo Franci Un Gallo o un falso nove? Il dubbio c’è, anche se il pendolino del Mancio, ammesso che ne abbia uno, oscilla decisamente verso la seconda ipotesi. Se non altro perché avere uomini al cento per cento per questa partita che vale un Mondiale non solo è necessario, ma anche doveroso. E comunque tenersi il Gallo Belotti come soluzione alla bisogna potrebbe essere non solo cosa buona, ma anche giusta. Certo, poi da quel diavolo di Mancini (che ieri ha perso Chiellini per infortunio, dopo Immobile) aspettiamoci guizzi di classe improvvisi, così come faceva quando giocava e così come ha fatto in questi tre anni e mezzo intrisi di gloria, record, vittorie e un titolo...

di Paolo Franci

Un Gallo o un falso nove? Il dubbio c’è, anche se il pendolino del Mancio, ammesso che ne abbia uno, oscilla decisamente verso la seconda ipotesi. Se non altro perché avere uomini al cento per cento per questa partita che vale un Mondiale non solo è necessario, ma anche doveroso. E comunque tenersi il Gallo Belotti come soluzione alla bisogna potrebbe essere non solo cosa buona, ma anche giusta. Certo, poi da quel diavolo di Mancini (che ieri ha perso Chiellini per infortunio, dopo Immobile) aspettiamoci guizzi di classe improvvisi, così come faceva quando giocava e così come ha fatto in questi tre anni e mezzo intrisi di gloria, record, vittorie e un titolo europeo.

Stavolta però, rispetto alla gara di Nations League con la Spagna, è probabile che il ’diversamente centravanti’ sia Insigne. Detto che poi, quando tocca a Berna e c’è Lorenzo, i due si scambiano di ruolo spesso e volentieri. Anche perché poi il finto centravanti o Falso Nueve (per dirlo alla spagnola che fa più figo) a volte sa essere più efficace di un puntero di mestiere. Ne sa qualcosa il Real Madrid che il 2 maggio del 2009 si ritrovò travolto da un qualcosa che avrebbe cambiato il calcio e la sua storia, esaltando il genio di Messi. Si gioca il Clasico di ritorno e il Barça è in semifinale di Champions. Quindi Guardiola fa turn over? No, no. Schiera il migliori e fa una mossa che farà saltare il banco. Pep inverte la posizione di Eto’o e Messi. E spiega a Leo cosa deve fare solo la sera prima. Ma Leo è Leo e la cosa funziona rendendo quel Barcellona prima perfetto e, negli anni, da leggenda. Il Clasico finirà 6-2 e non è che là dietro il Real di Juande Ramos schierasse figurine: Cannavaro, Metzelder centrali, Heinze e Sergio Ramos esterni. Solo che Fabione nostro e il gigante tedesco erano abituati a mordere garretti di centravanti che davano chiaro riferimento. Con Leo, i due andarono in tilt. Da quell’intuizione nacque il mantra di Pep: "Non abbiamo bisogno di centravanti, il nostro centravanti è lo spazio". Però non fu lui, Guardiola, a inventare la mossa del falso nove, che tra l’altro a Barcellona s’era già vista, con Michael Laudrup ad aprire spazio a Stoichkov e Julio Salinas.

In principio fu Nandor Hidegkuti, uno dei tanti fenomeni di quell’Ungheria da leggenda che fece a pezzi l’Inghilterra a casa sua (2-6), Wembley, nel 1953, per poi rifilargli sette gol nella rivincita di Budapest. Si dice che però Hideguti, ala classica, fu schierato centravanti perché l’idea era quella di allungarsi la carriera giocando al centro. Divenne, invece, arma tattica micidiale. In ogni caso, fu il primo vero falso nove, pur nato da esigenze anagrafico-calcistiche. C’è chi di falsi nove ne utilizza anche due. E’ Jurgen Klopp al Liverpool: il primo è Firmino, che con il suo galleggiare da destra al centro apre la strada a Salah, lo appoggia e gli consente di piazzarsi in mezzo e non dover correre troppo in copertura per preservare i lampi di velocità. E Totti? La Leggenda romanista è stato l’artefice della più bella Roma di Spalletti, che inventò quella mossa per emergenza ritrovandosi poi l’oro tra le mani. Lucianone lo fece di nuovo nella seconda avventura romanista con l’ex Genoa Perotti. E vogliamo parlare di Sarri? Gli si rompe Milik e inventa l’attaccante più prolifico della storia del Napoli, Dries Mertens che, con 136 gol ha messo in fila Hamsik, Maradona, Insigne, Attila Sallustro e pure quei diavoli di Cavani, Careca e Higuain.