di Gianmarco Marchini

L’abisso scavato dal Liverpool in Premier è una ferita ancora aperta nell’orgoglio di Pep Guardiola. Il suo City non può davvero valere il -18 accumulato su Klopp: e il manager catalano ha smania di dimostrarlo. Quale occasione più nobile dello scontro con i campioni di Spagna? Eliminare il Real Madrid di Zidane e conquistare i quarti di Champions avrebbe un grande significato simbolico: il ritorno di Pep nel giro che conta e la rivendicazione di un ruolo finalmente da protagonista del ricchissimo City in questa competizione. L’anno scorso il cammino della predestinata si fermò ai quarti, come l’anno precedente, mentre addirittura alla prima stagione con Guardiola i Citizens non andarono oltre gli ottavi. Un brutto trend che si inserisce in un contesto nero per il maestro del ’tiki-taka’ a cui l’Europa chiude le porte da ben 7 edizioni. L’ultima Champions alzata risale addirittura al 2011 quando il suo Barcellona toccò l’apice della gloria. Una maledizione che, nel tempo, ha alimentato i detrattori del catalano e del suo calcio, ormai considerato superato.

Ma il City post-lockdown sembra tutto fuorché un concetto superato: 10 gare di Premier, 8 vittorie e 35 gol fatti. De Bruyne e compagni hanno una fame pazzesca di consacrarsi e il Real si presta benissimo come esame di maturità. Tanto più che la prima prova, quella peraltro del Bernabeu, l’hanno superata proprio gli inglesi vincendo 2-1.