di Paolo Grilli Nessuno dei ventidue in campo si inginocchia nel segno di Black Lives Matter, e il fischio d’inizio di Italia-Austria dà la stura a nuove polemiche. Non poteva essere diversamente, dopo giorni di mezze dichiarazioni, di intenzioni mai davvero esplicitate sull’opportunità o meno di compiere il gesto di sostegno al movimento anti razzista nato negli Stati Uniti. Certo non deve essere stato agevole unifomare il comportamento di tutta la Nazionale (contro il Galles si erano inginocchiati solo Belotti, Bernardeschi, Emerson, Pessina e Toloi), con il rischio...

di Paolo Grilli

Nessuno dei ventidue in campo si inginocchia nel segno di Black Lives Matter, e il fischio d’inizio di Italia-Austria dà la stura a nuove polemiche. Non poteva essere diversamente, dopo giorni di mezze dichiarazioni, di intenzioni mai davvero esplicitate sull’opportunità o meno di compiere il gesto di sostegno al movimento anti razzista nato negli Stati Uniti. Certo non deve essere stato agevole unifomare il comportamento di tutta la Nazionale (contro il Galles si erano inginocchiati solo Belotti, Bernardeschi, Emerson, Pessina e Toloi), con il rischio incombente di strumentalizzazione qualsiasi decisione fosse stata presa.

E’ stato capitan Chiellini, ieri ancora a riposo, a svelare finalmente nel prepartita quale sarebbe stato l’atteggiamento degli azzurri. "Credo che non ci sia stata nessuna richiesta nei nostri confronti – ha detto il difensore della Juve –. Quando capiterà qualche richiesta da altre squadre ci inginocchieremo per senso di sensibilità verso l’altra squadra e cercheremo nei prossimi mesi di combattere il razzismo con le iniziative della Federazione".

Sui social non è mancata una reazione piccata alle dichiarazioni della bandiera azzurra. La speranza comune era evidentemente che ancora una volta prevalesse la sensibilità individuale, in luogo di una omogeneità di squadra, nel manifestare il supporto alla campagna contro le ingiustizie nei confronti delle persone di colore.

Nonostante l’annuncio di Chiellini a poche decine di minuti dall’inizio della sfida degli ottavi a Wembley, c’era la sensazione che la spontaneità di qualcuno potesse far saltare l’accordo. Non è stato così. E l’effetto sorpresa non è mancato nel tempio del calcio inglese.

"Applausi e #forzaAzzurri, viva lo sport e la Libertà", ha twittato Matteo Salvini già nei primi minuti della partita. Certo è difficile pensare che tutti gli azzurri fossero intenzionati a non mettere il ginocchio a terra solo perché i cinque che avevano manifestato il loro supporto ieri non erano titolari. Tant’è, ma la questione non finisce qui. L’Europeo vivrà di nuove e sempre più importanti sfide. A ogni fischio di inizio si riproporrà la curiosità sulle scelte dei giocatori, ma è chiaro che dopo giorni e giorni di dibattito si è perso nelle retrovie il vero senso della protesta.

"Imporre non va mai bene, si rischia di ottenere l’effetto contrario". È il concetto sottolineato da Maxime Mbandà, nazionale italiano di rugby, ragazzo di colore insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica dopo aver prestato la sua opera nel 118 durante l’emergenza Covid. "Per migliorare il mondo – ha detto ancora – serve forza di volontà e impegno quindi ben vengano i gesti positivi, ma non bisogna confondere libertà di espressione con imposizione. Non è imponendo qualcosa a qualcuno che si migliora il mondo. Anche perché quando uno è fuori agisce come vuole, non come altri comandano".