di Mattia Todisco Il piano non cambierà. Antonio Conte è convinto di voler andare per la sua strada. Ha numeri, che evidenzia alla vigilia di Inter-Torino, secondo i quali il percorso impostato è corretto. Non lo sono i risultati, nel calcio specchio della bontà del lavoro solo a corrente alternata, specialmente se l’analisi è ristretta a una manciata di partite. È l’anno del Covid, altro fattore da non trascurare. Ad oggi sono...

di Mattia Todisco

Il piano non cambierà. Antonio Conte è convinto di voler andare per la sua strada. Ha numeri, che evidenzia alla vigilia di Inter-Torino, secondo i quali il percorso impostato è corretto. Non lo sono i risultati, nel calcio specchio della bontà del lavoro solo a corrente alternata, specialmente se l’analisi è ristretta a una manciata di partite. È l’anno del Covid, altro fattore da non trascurare. Ad oggi sono tre i positivi su cui il tecnico non può contare (Padelli, Brozovic e Kolarov). I granata ne hanno quattro. Oltre alla particolarità di una stagione con mille interrogativi per il futuro, ci sono gli intoppi più classici legati agli infortuni. Almeno sotto questo aspetto all’Inter non dice male. Durante la pausa per le nazionali si è fermato per un problema fisico il solo Pinamonti, mentre il resto della truppa ha giocato chi bene e chi meravigliosamente. Una spinta in più per superare la stanchezza dovuta all’ampio impiego. Qualcuno tra i titolari verrà risparmiato oggi pomeriggio: Bastoni, che ha affrontato tre partite di fila in azzurro; uno tra Vidal e Barella, forse Hakimi visto che Darmian è rimasto per due settimane ad Appiano e che D’Ambrosio ha disputato solo un amichevole contro l’Estonia. Le indicazioni della vigilia spingono a pensare che Martinez e Lukaku verranno entrambi impiegati, nonostante la vicinanza con la partita di mercoledì, fondamentale, contro il Real Madrid. Ovvio che la Champions sia oggi prioritaria, visto che in caso di non vittoria nel prossimo incrocio rischia di non esserci domani nel torneo, ma il ruolino di marcia in Serie A è tutt’altro che immacolato. Bisogna cominciare a mietere punti, a dar ragione a chi vede l’Inter favorita per il tricolore. Le buone impressioni o il maggior possesso palla, purtroppo per Conte, non fanno punti. All’Inter servono risposte immediate, concrete. Più cinismo, quello che viene richiesto al gruppo e in special modo a Eriksen, sovente argomento di discussione nelle dichiarazioni pre e post-gara. "Giocherà quando lo decido io, ma non lo vedo da play basso", riassume l’allenatore. La vicinanza con la Champions potrebbe regalargli col Torino l’ennesima chance.