Giuseppe Tassi

Immobile e la Nazionale. Una storia fatta di gloria e maledizione, di rari gol e di rabbia covata sotto la cenere. Al momento di riprendersi il posto di centravanti nell’Italia campione d’Europa, Ciro deve fermarsi per un risentimento muscolare. Un trillo del diavoletto del calcio che conferma il sofferto rapporto del bomber laziale con l’azzurro. Uno stop maledetto prima della partita con la Svizzera che vale la qualificazione a Qatar 2022.

Immobile. Cognome difficile da portare per un centravanti. Quasi un ossimoro per chi deve spendersi a perdifiato per il campo, facendo di corsa e velocità il proprio vangelo. Ma lo scugnizzo di Torre Annunziata, che oggi ha 31 anni, è abituato da sempre a misurarsi con gli sfottò legati al suo cognome.

E la partita l’ha vinta ampiamente. In dodici stagioni di Serie A tre titoli di capocannoniere (uno col Toro e due con la Lazio), la Scarpa d’oro di miglior bomber d’Europa, il record del grande Piola eguagliato come inesorabile cecchino della Lazio.

A corredo di una carriera importante è arrivato il titolo europeo con l’Italia di Mancini. Nelle magiche notti d’estate , però, Ciro non è riuscito a vestire i panni del primattore. Ha segnato con il contagocce ed è finito nel mirino della critica che vuole ad ogni costo trovargli un giovane successore.

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