di Angelo Costa C’è una maglia speciale, che quest’anno festeggia i 90 anni del suo colore rosa. C’è un candidato a vestirla per primo, quel Pippo Ganna che ha già messo via otto crono di fila e ha tutta l’intenzione di aggiornare il conto. C’è già un duello confezionato come spot, Nibali contro Bernal, il vecchio e il nuovo, la generazione che è stata vincente e quella che ha cominciato a dettar legge. Adesso per contenere tutto questo c’è anche un Giro d’Italia disegnato con equilibrio, non più segnato da tappe massacranti e nemmeno...

di Angelo Costa

C’è una maglia speciale, che quest’anno festeggia i 90 anni del suo colore rosa. C’è un candidato a vestirla per primo, quel Pippo Ganna che ha già messo via otto crono di fila e ha tutta l’intenzione di aggiornare il conto. C’è già un duello confezionato come spot, Nibali contro Bernal, il vecchio e il nuovo, la generazione che è stata vincente e quella che ha cominciato a dettar legge. Adesso per contenere tutto questo c’è anche un Giro d’Italia disegnato con equilibrio, non più segnato da tappe massacranti e nemmeno dalle crono: ce ne sono soltanto due, il primo e l’ultimo giorno, 39 chilometri in tutto, sulla falsariga di Tour e Vuelta ed è questa la prima rivoluzione dell’edizione in calendario dal 8 al 30 maggio.

Poi c’è spazio per tutto il resto, la fantasia e la velocità, con sei tappe per gli sprinter e otto arrivi in salita, metà per agitare la prima parte della corsa, l’altra metà per deciderla negli ultimi otto giorni. "Mi piace molto questo Giro", dice schietto il ct Cassani davanti ad un tracciato moderno, con tappe mediamente corte, lo sterrato classico ed esigente della Toscana e pure quello in cima all’Appennino abruzzese.

C’è un solo tappone-one-one degno di questo nome, quello di Cortina, non mancano le salite che possono costruire i sogni o cancellare le speranze, da quelle note come lo Zoncolan a quelle inedite come Alpe di Mera e Alpe Motta nel gran finale piemontese. Che poi un Giro così sia duro o meno è un’etichetta che non val la pena di spendere adesso: come sempre, toccherà ai suoi attori stabilirlo. Anche nel cast è fin da adesso un’edizione inedita: aspettando a lungo per svelarsi, la corsa rosa ha incassato qualche certezza in più del solito sui partecipanti. Su tutti, il debuttante Bernal, col fido Ganna accanto: tornasse quello del Tour di due anni fa, non c’è corsa. "Sto già provando le tappe", fa sapere il colombiano svezzato in Piemonte.

Degli sfidanti, il più nobile resta Nibali, scortato da Ciccone e Mollema: "Giro particolare, sono contento del percorso", fa sapere il siculo dagli Emirati Arabi (dove ieri la quarta tappa è andata al velocista Sam Bennett, con Viviani quarto e Pogacar ancora leader). Ma a correre per la classifica si sono candidati i francesi Pinot e Bardet, pure lui all’esordio, il solito Simon Yates, poi Landa, il talento Hindley già scoperto lo scorso ottobre e il talentone Evenepoel se ritroverà quella salute che già gli ha negato il debutto lo scorso anno. Almeno nelle premesse, Giro ricco.

Povera di idee, invece, la presentazione Rai: la solita messa cantata. Con tanto di Paternoster, nel senso di Letizia, scelta per il commento tecnico senza spiegare al pubblico che fosse una ciclista: amen.