25 mar 2022

L’Italia non sa vincere: una rabbia mondiale

Manca il gol alla squadra azzurra, fuori come nel 2017. Stavolta è la Macedonia del Nord a beffarci nel recupero con Trajkovski

paolo franci
Sport
Tutto lo sconforto di Marco Verratti, uno dei migliori in campo ieri, dopo un’eliminazione che costerà tantissimo all’Italia del calcio
Tutto lo sconforto di Marco Verratti, uno dei migliori in campo ieri, dopo un’eliminazione che costerà tantissimo all’Italia del calcio
Tutto lo sconforto di Marco Verratti, uno dei migliori in campo ieri, dopo un’eliminazione che costerà tantissimo all’Italia del calcio

di Paolo Franci

Siamo fuori. Siamo fuori. Lo scriviamo due volte perché una sola non basta a credere che noi, i Campioni d’Europa in carica, la splendida ’italian machine’ che aveva tritato tutti, inglesi compresi all’Europeo, il Qatar lo vedrà in tv. Siamo fuori perchè da settembre in poi e cioè dopo essere diventati i migliori del Continente, non ne abbiamo più azzeccata una. La perfetta macchina da gioco costruita dal Mancio s’è sfaldata sotto i colpi forse del troppo appagamento. O, forse, semplicemente, perchè in quel magico Europeo la congiunzione astrale di talentoed entusiasmo era stata sì perfetta e per questo irripetibile.

SIamo fuori perché non abbiamo trovato uno straccio di uomo gol in quasi quattro anni che non fosse l’ombra di Ciro Immobile, un drago con la Lazio, un micetto sempre più spaesato in Nazionale. E quando ti dice male, l’attor giovine pronto a prendersi palcoscenico e forse il Mondiale - Scamacca - finisce ko per un muscolo malandrino. Alibi su alibi, è vero, il tentativo è di capire, spiegare, come si possa finire fuori contro una squadra che non tira mai in porta, mentre la tua, la nostra, quella del Mancio, non fa altro che tirare sbagliando gol assurdi o trovando sempre il rimpallo maledetto.

Siamo fuori perché ce la siamo complicata con i rigori contro la Svizzera, ma anche perchè la squadra divenuta la brutta copia di quella ammirata in tutto il mondo, è diventata d’improvviso un fragile origami, una di quelle figurine di carta giapponesi troppo esili per resistere a qualsivoglia avversità. E ora c’è l’italian paradox da gestire. Siamo i campioni d’Europa in carica ma siamo fuori dal Mondiale. Abbiamo un ct che resta un magnifico vincente per quanto combinato in estate, la nostra magnifica estate, ma colpito al cuore da un’eliminazione che disegna l’accostamento al tragico Ventura e la più grande delusione della sua carriera. La sua, la nostra. E della squadra in lacrime, come quelle di Marco Verratti che alla fine della partita - lui il migliore di gran lunga - saranno le nostre quelle di tutto un Paese che, per tornare al Mondiale, dovrà aspettare dodici anni dall’ultima apparizione del 2014 fino alla speranza di giocarlo nel 2026.

Sapevamo - noi, il ct, tutto il mondo - che i macedoni se la sarebbero giocata così, rintanati che di più non si può sperando che gli dei del pallone, hai visto mai. E quindi era del tutto naturale ritrovarsi in un match a metà tra volley e pallone, con il muro di Blagoja Milevski che non solo si erge a protezioni dello svelto ma impreciso Dimitrievski, ma si sposta alla bisogna proprio come fa quello pallavolistisco per stoppare i martelli avversari. E su quel muro l’Italia si è infranta. Sprecando però un’occasione con Berardi che adesso brucia come un tizzone ardente sulla pelle. Siamo fuori dal Mondiale. Siamo fuori perchè a un certo punto un ragazzo di nome Trajkovski, ex Palermo, è scappato verso la porta e, buio. Siamo fuori. Da non credere.

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