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5 giu 2022

L’Italia ha un futuro, ora datele un presente

Mancini lancia tanti giovani senza esperienza internazionale e pareggia contro la Germania: ora serve la fiducia anche dei club

5 giu 2022
doriano rabotti
Sport

di Doriano Rabotti

Visto dal futuro può anche essere un sorriso, che diventa un ghigno di rabbia se pensi al passato recente, a quello che poteva essere e non è stato. Perché la prima Italia della rifondazione manciniana fa una gran bella figura contro una Germania molto più esperta ad alto livello in ogni suo singolo giocatore. Avessimo giocato così anche prima, chissà, forse ai mondiali ci saremmo...

E allora sull’erba scivolosa di un Dall’Ara come sempre capace di scaldare il cuore azzurro, e bravo a zittire con gli applausi il tentativo di fischi all’inno tedesco, rimane lo stesso interrogativo attorno al quale ci accartocciamo perdendo tempo mentre gli altri corrono: perché l’inventore del gol del vantaggio di Pellegrini, Gnonto, primo 2003 a esordire in nazionale, deve giocare nello Zurigo, con tutto il rispetto? Quando arriverà davvero il momento di vedere i giovani migliori lanciati anche dalle big e non solo dal Sassuolo, che per sua natura come l’Atalanta di qualche anno fa sui talenti deve investire per vivere?

Il Tonali protagonista scudettato del Milan, come il Barella dell’Inter un anno prima, sono la dimostrazione lampante che si può fare. Ma non può essere un caso se nell’undici che il Mancio ribalta come un calzino lasciando il solo Donnarumma rispetto alla sconfitta con l’Argentina, ci fossero cinque giocatori che sono diventati grandi in neroverde: significa che Carnevali è bravo, ma anche che gli altri non hanno lo stesso coraggio. Uno come Scamacca, per esempio, deve giocare ogni settimana contro i difensori più forti d’Europa, per diventare più concreto. Da subito. Perché l’impressione è che un ariete così ci mancasse dai tempi di Luca Toni, ieri in tribuna a vedere il suo potenziale erede.

Nell’eterno conflitto di interessi tra i club e la nazionale servirebbe un patto sociale, un piano Marshall dei vivai. Perché anche ai club da Champions darebbe una grossa mano, in termini di identità o anche solo di magliette, avere più italiani titolari.

Ieri si è visto che un’altra via è possibile, che tra infortunati veri e qualche veterano ancora vispo il gruppo ha buone integrazioni da spendere, che un centravanti armadio l’abbiamo trovato, e pazienza se Scamacca sbaglia ancora troppo (ma l’ha fermato anche il palo): l’importante è che, come ieri, dopo l’iniziale difficoltà a prendere le misure ad una Germania che in attacco ha un’orchestra sinfonica e infatti ha pareggiato subito col no vax Kimmich, gli azzurri siano stati capaci di metterci la faccia giusta. Che fosse quella di un indemoniato Florenzi o dei debuttanti Frattesi, Gnonto, Cancellieri, Pobega e Ricci, è uguale. Hanno dimostrato la voglia di costruirsi un futuro all’altezza di un passato glorioso.

Adesso bisogna che il nostro sistema calcio trovi il modo per dare a questi ragazzi le opportunità che meritano con continuità, non solo quando li chiama Mancini.

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