Ci sono mille motivi per seguire con attenzione questo Lipsia. La lezione data al Tottenham negli ottavi (4-0 complessivo rifilato a Mourinho), la consistenza tecnica di un progetto giovanissimo ma con enormi risorse economiche, l’allure del ‘guru’ Rangnick, grande capo del settore calcio di Red Bull ora in uscita...

Ci sono mille motivi per seguire con attenzione questo Lipsia. La lezione data al Tottenham negli ottavi (4-0 complessivo rifilato a Mourinho), la consistenza tecnica di un progetto giovanissimo ma con enormi risorse economiche, l’allure del ‘guru’ Rangnick, grande capo del settore calcio di Red Bull ora in uscita dal club ma così carismatico da aver sfiorato la panchina del Milan.

Non si arriva così avanti in Champions senza importanti qualità, sia squadra che dei singoli. Il Lipsia le ha tutte. Del resto, ha vinto con autorità il proprio girone distanziando Benfica, Zenit e Lione, e prendendosi 7 degli undici punti in trasferta: forte indizio di maturità e pure di uno spirito corsaro sui palcoscenici più importanti.

Nel 2009 la Red Bull acquisì il club sprofondato nella quinta serie tedesca. Sembra la preistoria. Appena sette anni dopo, l’approdo in Bundesliga, con uno sbalorditivo secondo posto nella prima stagione nella massima serie, seguiti da una sesta e da due terze piazze. Il Lipsia, nonostante le critiche piovute sempre copiosamente da chi rivendica un calcio più romantico (come se poi le vittorie arrivassero sempre senza adeguate risorse...) è una realtà consolidata e luccicante del calcio tedesco ed europeo. Il tecnico Nagelsmann può a buon diritto puntare alla posta massima, e la formula inedita di questa volata può aiutarlo. Anche se di fronte ora c’è l’Atletico, squadra dal cuore Champions se ce n’è una. L’astro nascente Olmo, il colosso Upamecano, il redivivo Shick, l’imprendibile Sabitzer hanno i volti giusti per spostare più in là i limiti del sogno.

Paolo Grilli