Arrigo Sacchi (75 anni), Marcello Lippi (73) e Alberto Zaccheroni (68) alla mostra-museo «Oltre il sogno»
Arrigo Sacchi (75 anni), Marcello Lippi (73) e Alberto Zaccheroni (68) alla mostra-museo «Oltre il sogno»
FUSIGNANO (Ravenna) L’accoglienza, al teatro Moderno di Fusignano, è di quelle da star. Tre celebrità che hanno fatto la storia del calcio sullo stesso palcoscenico non è cosa di tutti i giorni. E se non erano quattro è perché un Tottenham affamato ha tolto dalla torta la ciliegina Antonio Conte. Quando dici Arrigo Sacchi più Marcello Lippi più Alberto Zaccheroni il menù offre sette scudetti, tre Coppe dei Campioni, tre Intercontinentali, un Mondiale e uno vanificato da due rigori in tribuna, più una Coppa d’Asia col Giappone. Ospiti della mostra museo ‘Oltre il sogno’, col Profeta di Fusignano a fare gli onori...

FUSIGNANO (Ravenna)

L’accoglienza, al teatro Moderno di Fusignano, è di quelle da star. Tre celebrità che hanno fatto la storia del calcio sullo stesso palcoscenico non è cosa di tutti i giorni. E se non erano quattro è perché un Tottenham affamato ha tolto dalla torta la ciliegina Antonio Conte. Quando dici Arrigo Sacchi più Marcello Lippi più Alberto Zaccheroni il menù offre sette scudetti, tre Coppe dei Campioni, tre Intercontinentali, un Mondiale e uno vanificato da due rigori in tribuna, più una Coppa d’Asia col Giappone. Ospiti della mostra museo ‘Oltre il sogno’, col Profeta di Fusignano a fare gli onori di casa. Solo un accenno al campionato, Zaccheroni scommette sul Milan: "Quello di oggi è molto giovane. Il mio era fatto di campioni che avevano già vinto e andavano stimolati. Vincemmo lo scudetto recuperando da -7 sulla Lazio". Poi tanto spazio alla Nazionale: cosa manca per il salto dall’Europeo al Mondiale? "Intanto pensiamo alla Svizzera...", ammonisce Sacchi. E Lippi: "Si sono creati i giusti presupposti, bravo Mancini a dare messaggi forti alle società, chiamando giocatori che non avevano ancora giocato in A". "Se manca il centravanti? Penso di sì - aggiunge Zaccheroni -. Ma con questa gestione non c’è mai una polemica, è un bel segnale". Tanto amarcord, apre Sacchi: "Amavo il calcio sin da bambino. Mi persero e mio padre mi trovò al bar di San Mauro Mare a vedere la partita. Mi piaceva il bello, le squadre che dominavano, il Brasile, il Real Madrid. Una vittoria doveva essere con merito. Mia mamma non voleva tifassi l’Ungheria: ‘Vero, sono comunisti, ma bravi’, le dicevo". Lippi ricorda un aneddoto: "Andai al Cesena, scoprendo che Arrigo Sacchi c’entrava. Lo trovai nel parcheggio dell’albergo di Imola dove dovevo incontrare Lugaresi. Mi disse: “Vai in una società seria”. Prima di campionato: Cesena-Milan. I giornalisti mi dicevano che non ci sarebbe stata partita contro quel Milan di Gullit e Rijkaard, che in effetti vinse 3-0. Allora i giornalisti, come mai questa sconfitta…?". La mente di Sacchi torna all’esordio al Milan: "Berlusconi fece un intervento da grande dirigente, forse troppo: Questo allenatore, disse, gode della mia fiducia totale, chi di voi lo seguirà rimarrà, altrimenti… Quell’anno perdemmo una sola partita a tavolino per un petardo (Milan-Roma 8788; ndr)". Lippi sul calcio cinese, cambiato rispetto ai fasti del suo periodo: "Oggi è tornato indietro di vent’anni, hanno ridimensionato tutto, gli stipendi. I grandi giocatori brasiliani non vengono più". Anche il curriculum di Zaccheroni parla orientale: "Fu una scelta di vita, esplorare un paese diverso. Il Giappone mi incuriosiva. Sono stati i quattro anni più belli della mia vita. Non avevo ancora vinto la Coppa d’Asia e la gente già mi fermava per la strada. Poi vincemmo 1-0 con l’Argentina di Messi…". I rigori che hanno consacrato le Nazionali di Lippi e Mancini, hanno tradito nel ’94 Sacchi, che però non ha rimpianti: "Arrivare lì vuole dire avere già vinto e che la squadra aveva già dato tutto. Erano già dei vincitori morali e il Brasile aveva meritato più di noi".

Lorenzo Priviato