14 mar 2022

L’Inter è in frenata, Sanchez la tiene in strada

Il cileno evita la sconfitta a Torino dopo il gol di Bremer, ma il Milan e il Napoli si staccano: i nerazzurri perdono la vetta virtuale

giulio mola
Sport
Simone Inzaghi, 45 anni: l’Inter ha raccolto sette punti nelle ultime sei giornate di campionato e la vetta è virtualmente persa con il Milan a +4 con una gara in più
Simone Inzaghi, 45 anni: l’Inter ha raccolto sette punti nelle ultime sei giornate di campionato e la vetta è virtualmente persa con il Milan a +4 con una gara in più
Simone Inzaghi, 45 anni: l’Inter ha raccolto sette punti nelle ultime sei giornate di campionato e la vetta è virtualmente persa con il Milan a +4 con una gara in più

di Giulio Mola

Sarà per la pressione messa addosso dalle rivali o magari per la stanchezza dopo le fatiche di Anfield. Oppure per un paio di assenze importanti. O più semplicemente, perché di fronte c’era un avversario tosto e motivato, visto che il Torino non vinceva da quasi due mesi. Una cosa è certa: nel weekend in cui le rivali riprendono a correre tutte insieme a suon di successi, l’Inter rallenta la sua corsa scudetto e pur acciuffando per i capelli al 92’ un pareggio (1-1) quando Juric e i granata già pregustavano i tre punti, scivola al terzo posto. E adesso, pur avendo da recuperare il match col Bologna, i nerazzurri “virtualmente“ non non sono più primi. Inter sfortunata (Berisha il migliore in campo), ma pure sciupona e distratta. E’ pesata l’assenza di Brozovic perché senza il croato non è la squadra di sempre, e se manca l’alternativa gli effetti si vedono: ma per come si era messa il punto è pesantissimo.

Parte forte il Torino: subito ritmo alto e tanta aggressività in mezzo al campo per sorprendere gli avversari. L’Inter ci mette qualche minuto per entrare in partita, ma dopo un sinistro di Dzeko che non spaventa Berisha (10’) sono proprio i granata a “spaccare“ il match con Bremer (uno dei nomi sul taccuino di Marotta per la prossima stagione) sfruttando un pallone sporco piovuto in area e la staticità della difesa nerazzurra. Il gol incassato stordisce la truppa di Inzaghi, che riuscirà a rendersi pericolosa solo su palle inattive: bravo Berisha con un doppio intervento (15’ su colpo di testa di Lautaro e 30’ su punizione velenosa di Calhanoglu) a blindare la porta, ma l’Inter fatica in fase di costruzione. Lucido a tratti Barella, non incide Calhanoglu, affondano poco e male gli esterni. Il Torino non innalza barricate, ci mette cuore e fisicità e quando può riparte con coraggio. E nel finale di un primo tempo molto intenso si lamenta dopo un sospetto contatto Ranocchia-Belotti in area di rigore: Guida viene richiamato dal Var ma poi non va a rivedere l’azione sul monitor, i dubbi sulla sua decisione restano così come la legittimità delle proteste granata.

Inzaghi inserisce Dimarco e Gosens in avvio di ripresa e la mossa a qualcosa serve se è vero che proprio dal piede di Dimarco nascono le azioni più pericolose: prima la punizione-assist per Vecino che non inquadra il bersaglio, poi il destro “murato“ da Berisha. Gioca decisamente meglio l’Inter che però spreca malamente (15’) con Dzeko di testa mentre il Torino si affida a sporadiche ma insidiose ripartenza: in una di queste Brekalo (18’) salta mezza difesa nerazzurra ma il suo tiro a colpo sicuro viene respinto da un provvidenziale intervento di Gosens. E sul conseguente angolo è Izzo ad esaltare i riflessi di Handanovic. Entrano anche Correa, Sanchez e Vidal per l’assedio finale (3-4-1-2) e proprio quest’ultimo impegna Berisha nella quarta decisiva parata della serata prima dell’ennesimo errore di Dzeko che si divora la più facile delle occasioni. Poi nel secondo minuto di recupero l’acuto di Sanchez (settimo stagionale) che evita la più beffarda delle sconfitte.

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