Leo Turrini

Mi dispiace, ma c’era da aspettarselo. Non c’è bisogno di condividere le scelte professionali di Gigio Donnarumma per deplorare il trattamento che parte del pubblico di San Siro ha riservato al portiere della Nazionale campione d’Europa. Così come appartengono al repertorio della maleducazione collettiva i fischi all’inno della Spagna. Non starò a farla tanta lunga. Esiste, non da oggi, un problema di civiltà, dentro e fuori gli stadi. Non serviva l’ultimo episodio per prendere atto di una realtà tristemente nota. Siamo nel 2021 e c’è ancora gente che va sugli spalti per irridere atleti che non hanno la pelle bianca! Inutile meravigliarsi, allora, della accoglienza riservata ad un eroe di Wembley.

È sbagliata la sottovalutazione di fenomeni che sono la spia di una beceraggine alimentata dall’ignoranza. Il tifo è passione: ma non sta scritto da nessuna parte che si debba tollerarne la trasformazione in odio.

Infine, io non credo che la risposta stia nelle multe a carico dei club (anche perché, nel caso specifico, la Federcalcio dovrebbe multare se stessa!). La risposta sta nella buona educazione civica (ma perché diavolo uno si sente meglio fischiando l’inno di un altro paese?!?) e nella silenziosa emarginazione dei teppisti della parola. Anche perché io voglio essere libero di sostenere che Donnarumma poteva restarsene al Milan senza sentirmi accostato a chi urla di tutto al portiere della Nazionale.