Leo Turrini Io sto con Pirlo. E con la Juventus. Perché ci sono cose più importanti di una partita, fosse anche la stracittadina col Toro. Certo non deve essere stato facile escludere calciatori come Dybala, Arthur e McKennie, a maggior ragione in un momento decisivo. Ma ben peggiore è il momento che...

Leo Turrini

Io sto con Pirlo. E con la Juventus. Perché ci sono cose più importanti di una partita, fosse anche la stracittadina col Toro. Certo non deve essere stato facile escludere calciatori come Dybala, Arthur e McKennie, a maggior ragione in un momento decisivo. Ma ben peggiore è il momento che stiamo vivendo tutti, ostaggi di un virus che non molla la presa. Che non lo capiscano i privilegiati, da certi politici a certi giocatori, insomma, è un oltraggio al buon senso. La Juve e Pirlo hanno dato un esempio e dunque meritano un sincero ringraziamento. Hanno alzato l’asticella, fissando un esempio da imitare anche in altre squadre e realtà: non possiamo permetterci furbetti del quartierino (di lusso, per giunta) mentre consumiamo l’incertezza nella nostra quotidianità.

Tutto ciò premesso, non c’è dubbio: l’ombra Covid è destinata a stagliarsi sul finale di campionato. Già era stato anomalo l’epilogo convulso della estate 2020 e di sicuro rimane dolorosamente malinconica l’assenza del pubblico. La pandemia ha annientato il fattore campo, anche se non tutti se ne rendono conto: si continua a parlare di partite in casa e in trasferta, ignorando quanto le forzate esibizioni nel deserto abbiano tolto senso al ragionamento.

La conseguenza è la relativa vacuità di qualunque pronostico. Fra atleti che si ammalano e match da recuperare, la serie A è come un videogioco dove, eliminato un nemico, ne spunta all’improvviso uno nuovo.

Ci aspettano due mesi da batticuore. Nelle nostre case. E anche nei nostri stadi.