6 mag 2022

Lezione a chi snobba le coppe

paolo franci
Sport

Paolo Franci

Certe notti non sono solo cori, bandiere, lacrime di gioia e gente che s’abbraccia, felice come quasi mai e così lontana, per pochi istanti, da problemi e mondo marcio. Certe notti ti ricordano quanto è bello uno stadio che ruggisce di gioia, incitato da quel ragazzo alto con i capelli arancio che fa gol e porta tutta Roma - giallorossa of course - nella business class dei sogni. Sì, una finale di Coppa con un’italiana in campo è un bel vedere, a prescindere. Sì, la Roma è in finale di Conference, un club che sogna con ’l’Usa bis’ dei concreti Friedkin. E lo fa col più grande al comando, Mou, che a quei tutti dà una lezione planetaria, vivendo questa Conference come fosse una Champions. Tanti suoi colleghi dovrebbero prendere esempio, così come tanti club. Ma, diamine, notti come quelle del Bernabeu, nelle quali si scolpisce calcio a noi proibito altitudine, non insegnano nulla? Noi non siamo più quelli lì. Siamo Mou che, dopo l’impresa, torna sul campo e applaude la sua gente. Siamo Pellegrini, Zaniolo, Abraham, Smalling, Shomurodov e Sergio Oliveira che si abbracciano urlando in tante lingue diverse. Ma quanto è bello vivere notti così? Correre dietro al sogno di una Coppa, anche se la meno grande? E perchè raccontiamo ai nostri figli che nella vita si deve partire dal basso, umili, se poi nel mondo del pallone che per tanti giovani è fin troppo da esempio, ce la tiriamo al punto da sentirci Blaugrana, Reds, Citizens o Merengues, finendo per essere parodia di quel che fummo? Già, perchè?

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