28 apr 2022

L’Europa ci boccia: com’è bello il calcio altrui

La Champions ci ha regalato due sfide stupende: ma anche un modo di intendere e allenare completamente diverso all’Italia

paolo franci
Sport
Kevin De Bruyne, stella del Manchester City e a segno nella vittoria per 4-3 sul Real nell’andata di semifinale di Champions: per molti è già la partita dell’anno
Kevin De Bruyne, stella del Manchester City e a segno nella vittoria per 4-3 sul Real nell’andata di semifinale di Champions: per molti è già la partita dell’anno
Kevin De Bruyne, stella del Manchester City e a segno nella vittoria per 4-3 sul Real nell’andata di semifinale di Champions: per molti è già la partita dell’anno

di Paolo Franci

C’è chi dice no. E, poi, c’è chi dice che in Europa si corre di più. E chi punta il dito sul livello tecnico, crollato come un brandello di iceberg aggredito dal riscaldamento climatico. I motivi possibili, mille. La realtà una sola, dura e cruda: non vinciamo una coppa europea da 11 anni. Quasi 12, direbbero il Troisi e il Benigni di ’Non ci resta che piangere’. Titolo evocativo, in effetti. A meno che non alzi la coppa di scorta della coppa di scorta - la Conference League - l’ultimo tecnico a vincere un trofeo - e che trofeo! - in Europa. E cioè Josè Mourinho che quel 22 maggio 2010, quando la sua Inter rifilò due gol al Bayern nella finale di Champions, non poteva certo sapere che da lì in poi, il nostro calcio si sarebbe sgonfiato a tal punto. La realtà è bruciante, perfida, anche grottesca per certi versi. Ci sentiamo ancora maghi del pallone, ma non lo siamo più da un pezzo. Anzi, siamo un po’ come quei nobili dei film cui è rimasto solo il titolo nobiliare e i buchi sotto le scarpe. E allora ci tocca spellarci le mani, ci mancherebbe, per la Jurgentruppen di Klopp, che ieri sera ha schiantato il Villarreal del catenaccio di Emery molto più di ciò che non dica il 2-0 firmato Henderson-Manè. Oppure per i draghi del pallone di Guardiola e Ancelotti che martedì sera hanno firmato la partita del (nuovo) secolo. Però poi, oltre agli applausi per un calcio spettacolare, pazzesco, c’è anche la struggente consapevolezza di essere distanti anni luce da quel livello tecnico. Anni luce, sì.

Si dirà: d’accordo, ma la Juve in finale di Champions c’è finita due volte con il primo governo Allegri. Vero, ma ne ha presi tre dal Barcellona e quattro dal Real. Sette gol in due partite contro big con le quali pochi anni fa si giocava alla pari. Quelle finali, poi, un acuto che via via ha assunto i contorni del miraggio. E neanche l’ingaggio di chi ne ha vinte a carriolate, CR7, è servito a raddrizzare la curva. Negli ultimi anni la Juve è uscita con Lione, Porto, Villarreal. E poi, chi si sta giocando lo scudetto spalla a spalla con l’Inter, il Milan, ha salutato subito la Champions chiudendo all’ultimo posto nel gruppo B con soli 4 punti in 6 partite. L’Inter si è battuta col Liverpool, ad armi pari ma, dopo lo 0-2 del Meazza, sentire Inzaghi dichiarare per un ko comunque pesante: "Sono contento e orgoglioso della prestazione della squadra" certo definisce il livello del nostro pallone. S’è battuta l’Atalanta, ma in Europa League è finita fuori con il Lipsia nei quarti, dopo che Lazio e Napoli avevano salutato con il Porto e il Barça di Xavi. Resta, appunto, la Roma e la sua coppa di scorta.

Il 18 aprile del 1990, il calcio italiano stabiliva un record pazzesco. Milan in finale Champions, Samp in finale di Coppa delle Coppe, Juve e Fiorentina in finale di Coppa Uefa per il primo derby italiano della storia. Com’è finita? Milan, Samp e Juve hanno alzato la Coppa. Bei tempi, altro calcio.

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