di Leo Turrini Dopo Leo Messi, anche Hamilton. E Verstappen più Leclerc. L’emiro del Qatar non si accontenta del pallone, del PSG e del mondiale del 2022. Adesso si compra anche un pezzo di Formula Uno. E non è un modo di dire. Il prossimo 21 novembre il circuito di Losail, da anni ben noto ai centauri della MotoGP, sarà teatro di una delle sfide ruggenti tra...

di Leo Turrini

Dopo Leo Messi, anche Hamilton. E Verstappen più Leclerc. L’emiro del Qatar non si accontenta del pallone, del PSG e del mondiale del 2022. Adesso si compra anche un pezzo di Formula Uno. E non è un modo di dire.

Il prossimo 21 novembre il circuito di Losail, da anni ben noto ai centauri della MotoGP, sarà teatro di una delle sfide ruggenti tra l’asso della Mercedes e l’asso della Red Bull. La gara sostituirà in calendario il Gran Premio del Giappone, cancellato causa Covid.

Fin qui, saremmo nella ordinaria amministrazione figlia della pandemia. Invece c’è di più. Molto di più. Gli emiri qatarioti hanno sottoscritto un accordo che prevede la costruzione di un nuovo tracciato, destinato ad accogliere le monoposto per la bellezza di dieci (!) stagioni, dal 2023 al 2032. Nessuna nazione ha un impegno a così lunga durata con la Formula Uno.

"Vogliamo sfruttare l’onda lunga del mondiale di calcio del 2022 – hanno spiegato fonti ufficiali del governo di Doha – Realizzeremo una pista bellissima".

Di sicuro, non sono i quattrini a mancare. Gente che paga certi stipendi a Donnarumma, Messi, Neymar e Mbappe non conosce il senso del limite.

Il limite, però, è vicino per la Formula Uno. Già quest’anno quasi un quinto delle gare iridate saranno disputate nell’area del Golfo Persico. In Qatar, appunto. Nel Bahrain che aprì la strada nel deserto quasi venti anni fa. E ancora ad Abu Dhabi e persino in Arabia Saudita, dove peraltro pare ci siano ritardi nella costruzione dell’autodromo.

È vero che Imola si appresta a recuperare uno slot (quadriennale) sulla mappa del campionato del mondo, eppure lascia vagamente perplessi la tendenza a collocare la Formula Uno in luoghi che non ne conoscono passione e tradizione.

Pecunia non olet, dicevano i Romani. Il denaro non ha odore, d’accordo. Ma ha un senso, tutto questo?

Forse no.