Sette club di serie A hanno sfiduciato il presidente Paolo Dal Pino. Sarebbero Atalanta, Fiorentina, Inter, Juve, Lazio, Napoli e Verona. E lo accusano un pò di tutto con due lettere partite dallo studio legale Chiomenti: la prima gli chiede energicamente di togliersi di mezzo. La seconda annuncia possibili azioni legali per danni che sarebbero stati causati - secondo i sette club - dalla gestione dei...

Sette club di serie A hanno sfiduciato il presidente Paolo Dal Pino. Sarebbero Atalanta, Fiorentina, Inter, Juve, Lazio, Napoli e Verona. E lo accusano un pò di tutto con due lettere partite dallo studio legale Chiomenti: la prima gli chiede energicamente di togliersi di mezzo. La seconda annuncia possibili azioni legali per danni che sarebbero stati causati - secondo i sette club - dalla gestione dei diritti tv per il prossimo triennio di Serie A e dell’ingresso dei fondi nella Confindustria del pallone. Su quest’ultima questione, i club in rivolta si sarebbero dichiarati contrari all’ingresso in partita della cordata composta da Cvc, Advent e Fsi. Sulla vicenda dei diritti tv l’accusa è invece quella di aver accumulato mesi di colpevole ritardo sulla vendita dei pacchetti 1 e 3 a Dazn, con la volontà di condizionare l’assegnazione dei diritti legandola all’eventuale intesa con i fondi, che invece i club che si sono rivolti agli avvocati consideravano già archiviata. Secondo i sette club che vorrebbero le dimissioni di Dal Pino, quella perdita di tempo avrebbe avuto riflessi negativi nella cessione del pacchetto 2 (3 partite di A in coabitazione con Dazn), per il quale è stata rifiutata l’offerta di Sky, con i sette club ora ’ribelli’ protagonisti dell’astensione di voto che ha poi portato al nulla di fatto (servivano 14 sì per accettare gli 87,5 milioni di Sky).

In ogni caso, Dal Pino non pensa alle dimissioni. Anzi. E incassa l’endorsement di Milan e Toro con presidenti Scaroni e Cairo che scendono in campo al suo fianco: "Persona serissima, preparata, ha lavorato benissimo". Nella penombra di via Rosellini, c’è chi è convinto che la storia sia solo una quinta teatrale davanti a un già visto nell’assemblea più litigiosa del pallone. E cioè che i club abbiano voluto una Lega manageriale, con un assetto in stile azienda, ma poi non digeriscano mani estranee a muovere il giocattolo. D’altra parte, il potere non logora solo chi non ce l’ha ma, nel mondo del calcio, anche chi decide di delegarlo.

Paolo Franci