di Paolo Franci Se hai il secondo miglior attacco della Serie A e il ’nemico’ non ti fa mai tirare in porta è già questa, da sola, la traccia di un capolavoro tattico. Se poi a questo si affianca la netta superiorità, anche dal punto di vista del ’sentire’ il derby, oltre che del gioco e della qualità, viene fuori un affresco dai colori netti che esalta la Lazio contro una Roma inguardabile e di nuovo ko in uno scontro diretto. E gli erroraci da incubo di Ibanez non bastano a circoscrivere una...

di Paolo Franci

Se hai il secondo miglior attacco della Serie A e il ’nemico’ non ti fa mai tirare in porta è già questa, da sola, la traccia di un capolavoro tattico. Se poi a questo si affianca la netta superiorità, anche dal punto di vista del ’sentire’ il derby, oltre che del gioco e della qualità, viene fuori un affresco dai colori netti che esalta la Lazio contro una Roma inguardabile e di nuovo ko in uno scontro diretto. E gli erroraci da incubo di Ibanez non bastano a circoscrivere una differenza così netta in campo tra i giocatori di Inzaghi e quelli, timorosi e spaesati, del dirimpettaio portoghese. Dunque, poche storie: la Lazio il derby se lo è guadagnato con qualità, grinta e superiorità evidente.

A poche ore dalla sfida più sentita, cori, fumogeni, bandiere, e striscioni in mezzo a una miriade di smartphone a riprendere la partenza del pullman di Roma e Lazio da Trigoria e Formello. Tutto molto bello, se le centinaia di tifosi che hanno improvvisato le curve all’esterno del centro di allenamento delle due squadre – accompagnando poi i pullman nel tragitto verso lo stadio – non avessero dato vita a un assembramento da brivido, se letto con la lente delle più elementari regole anti-Covid. Per il derby tutto è andato a farsi benedire: dal distanziamento, all’uso di mascherine, nelle ore in cui il Paese è chiamato a vivere un’altra parentesi drammatica della lotta al virus.

Sul piatto di Fonseca e Inzaghi c’è una gran bella pietanza, che accarezza la zona Champions e, nel caso della Roma, anche qualcosa in più, con l’idea di passare un paio di notti al fianco di Conte. I due tecnici alla vigilia avevano rimarcato un concetto basilare in partite come questa: bisogna sbagliare il meno possibile.

E, chissà – perdonate la battuta – qualcuno deve aver indossato gli airpod, le cuffiette per la musica, quando Fonseca ne parlava con i suoi. Ibanez, in particolare, che trasforma la propria prestazione in un carro del trionfo per Lazzari. E’ lui ad approfittare dell’errore del centrale brasiliano e a mandare in paradiso Ciro che segna il sesto gol in un derby. Subito dopo, ancora Lazzari che si mangia di nuovo il brasiliano e la dà a Luis Alberto, anche lui in quel pezzo di paradiso che, nella ripresa, toccherà una seconda volta. Prima e dopo, tanta Lazio, bella, sicura, più squadra e tatticamente superiore al limite dell’imbarazzante. E la Roma? basta un aggettivo: irriconoscibile e mai un tiro vero nello specchio, con Inzaghi che infligge una lezione tattica durissima al collega portoghese.